Dopo il voto unanime del Consiglio comunale monotematico si cerca di fare rete con gli altri comuni limitrofi
Il sindaco di Agropoli, Roberto Mutalipassi, ha avviato un’azione incisiva per contrastare la recente decisione della Giunta regionale Campania, che ha ufficialmente negato il ripristino del pronto soccorso nel locale ospedale. Mutalipassi ha convocato un vertice con i sindaci dei comuni dell’Unione Paestum-Alto Cilento, puntando a creare una rete di supporto che possa sostenere questa battaglia. L’incontro, che include ben 14 primi cittadini della zona, mira a ottenere un sostegno condiviso per rafforzare le strutture sanitarie e ottenere una presenza medica stabile e funzionale.
Da anni, la chiusura del pronto soccorso ad Agropoli ha generato proteste, polemiche e interventi politici a vari livelli, senza però alcun risultato tangibile fino ad oggi. Il nuovo atto aziendale, approvato dalla Regione per la riorganizzazione delle risorse sanitarie nell’ASL di Salerno, è stato definito da diversi esponenti locali, tra cui Mutalipassi e il consigliere di minoranza Raffaele Pesce, come una misura inadeguata e penalizzante per il Cilento. Pesce ha infatti sottolineato come, a suo avviso, le decisioni siano spesso influenzate da logiche di partito che trascurano le necessità dei cittadini e la sicurezza sanitaria del territorio.
La delibera adottata la scorsa settimana dal Consiglio Comunale di Agropoli, con l’appoggio unanime di maggioranza e opposizione, testimonia un impegno trasversale per riportare il pronto soccorso sul territorio. Tuttavia, lo scontro con le decisioni regionali non si prospetta semplice, considerato che, secondo molti, le risorse sanitarie locali continuano ad essere concentrate in altre aree della provincia, lasciando il Cilento in una posizione di svantaggio.
La mobilitazione in corso rappresenta un nuovo tentativo per ridare alla città una struttura che, secondo molti cittadini e politici locali, è indispensabile per garantire un pronto intervento e ridurre i tempi di risposta in situazioni di emergenza, che adesso costringono i pazienti a rivolgersi agli ospedali di Vallo della Lucania o Eboli, entrambi distanti e già sotto pressione.




