Il farmaco potrebbe scadere a giorni senza essere distribuito e 1100 euro buttati come le speranze dei pazienti che vedono nell’unguento una possibilità di guarigione
È la storia di una nostra lettrice di Salerno, ma potrebbe essere quella di tanti altri pazienti che si scontrano ogni giorno con le lungaggini della burocrazia sanitaria. Lo scorso 10 marzo, dopo una visita dermatologica presso l’ospedale di Eboli, le è stata prescritta una pomata specifica per un problema al viso. Il dermatologo, constatata la gravità della situazione, ha indicato la necessità urgente di un farmaco dal costo elevato: ben 1100 euro.
Trattandosi di un medicinale di fascia alta, la prassi prevede l’elaborazione di un piano terapeutico da parte del medico specialista, l’approvazione della ricetta medica e infine il ritiro presso la farmacia ospedaliera. Tutto secondo le regole.
Ma qualcosa si è inceppato: il farmaco, pur essendo già presente nei depositi, non è stato mai caricato a sistema per essere reso disponibile ai pazienti. E così sono passati tre mesi. Tre mesi in cui la donna ha visto la malattia peggiorare giorno dopo giorno, senza poter iniziare la terapia. Il farmaco potrebbe scadere a giorni senza essere distribuito e 1100 euro buttati come le speranze dei pazienti.
Il problema, purtroppo, non riguarda solo lei. Secondo quanto emerso, casi simili si stanno verificando con una certa frequenza. Farmaci già in magazzino che restano inaccessibili, bloccati da meccanismi interni non meglio chiariti. La domanda sorge spontanea: perché un medicinale urgente e costoso, già presente fisicamente, non è stato ancora distribuito? E soprattutto, chi è responsabile del caricamento a sistema dei farmaci nei depositi ospedalieri?
Mentre si attendono risposte ufficiali, i pazienti continuano ad aspettare. E nel frattempo, le patologie avanzano. In silenzio, come spesso accade quando la burocrazia ha la meglio sulla salute.


