Dopo la morte del 25enne albanese, ignoti forzano l’abitazione di Aurelio Valiante, sui social minacce di vendetta: “Il sangue si ripaga con il sangue”, le autorità temono ritorsioni legate alla gjakmarrja
Un clima sempre più teso avvolge Foria di Centola, dove si moltiplicano i segnali di una possibile escalation dopo la morte di Rivaldo Rusi, il 25enne albanese ucciso durante un presunto tentativo di furto in una villetta isolata. Nella notte successiva al trasferimento in località protetta di Aurelio Valiante, l’uomo che ha sparato i colpi mortali, ignoti si sono introdotti nella sua abitazione, forzando un balcone e lasciando segni inequivocabili della loro presenza.
Non sarebbe stato portato via nulla, né risulterebbero danni rilevanti. Ma proprio l’assenza di un vero furto alimenta il sospetto che si sia trattato di un atto intimidatorio, forse un avvertimento, destinato a chi ha premuto il grilletto o alla comunità locale.
L’intervento delle forze dell’ordine è stato tempestivo: i rilievi sono in corso e la sorveglianza sul territorio è stata intensificata. Tuttavia, a destare ulteriore preoccupazione sono i contenuti che da ore circolano sui social – in particolare su TikTok – dove decine di messaggi minacciosi, riconducibili a presunti conoscenti e familiari della vittima, inneggiano apertamente alla vendetta.
“Il sangue si ripaga con il sangue” è la frase più ricorrente, spesso accompagnata da video e immagini che evocano il richiamo a una giustizia sommaria, radicata in una cultura tribale ancora viva in alcune aree dell’Albania.
È il riferimento alla gjakmarrja, la “vendetta di sangue” prevista dal Kanun di Lekë Dukagjini, un codice consuetudinario che impone la restituzione dell’onore familiare attraverso l’omicidio dell’autore di un’offesa grave, come l’uccisione di un parente.
Anche se questa pratica è oggi condannata ufficialmente dallo Stato albanese e osteggiata dalla gran parte della popolazione, in alcune comunità rurali del nord del Paese continua ad avere un peso culturale profondo. Gli investigatori non escludono che alcuni tra i parenti del giovane Rusi possano sentirsi obbligati a compiere un gesto “riparatore”, in ossequio a questo codice antico.
L’attenzione resta massima: Valiante, assistito da un avvocato, ha già ammesso di aver esploso i colpi, parlando di una reazione a un tentativo di furto. Ora teme per la propria incolumità e per quella dei suoi cari. Intanto, la procura continua a indagare sull’intera dinamica dei fatti, cercando di fare luce sulle responsabilità e sui contorni di una vicenda che rischia di infiammare ulteriormente gli animi.


