Il Tribunale di Vallo della Lucania sostituisce la misura con l’obbligo di dimora. L’ex sindaco di Capaccio resta però ai domiciliari per un’altra inchiesta su presunti legami con ambienti criminali
Quasi un anno dopo l’arresto, cambia il quadro giudiziario per l’ex sindaco di Capaccio Paestum, Franco Alfieri, e per l’imprenditore Vittorio De Rosa, proprietario della società Dervit. Il presidente del Tribunale di Vallo della Lucania, Vincenzo Pellegrino, ha disposto la revoca degli arresti domiciliari per entrambi, sostituendoli con l’obbligo di dimora nei rispettivi comuni di residenza.
Si tratta di un passaggio importante all’interno del procedimento sugli appalti pilotati a Capaccio Paestum, che vede coinvolti ex amministratori, funzionari pubblici e imprenditori. Alfieri, tuttavia, non potrà ancora tornare completamente libero: resta infatti sottoposto agli arresti domiciliari in un’altra inchiesta, quella sul presunto scambio elettorale politico-mafioso con il pregiudicato Roberto Squecco.
Il processo per l’inchiesta sugli appalti è iniziato lo scorso 25 settembre davanti al Tribunale di Vallo della Lucania. Sul banco degli imputati, oltre ad Alfieri – che in passato è stato anche presidente della Provincia di Salerno – siedono la sorella Elvira Alfieri, l’ex collaboratore comunale Andrea Campanile, il funzionario Carmine Greco e i vertici della Dervit, Vittorio De Rosa e Alfonso D’Auria.
L’inchiesta, che ha avuto vasta eco sul territorio, rappresenta uno dei filoni giudiziari più delicati per la città dei templi e continua a tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e della politica locale.




