Una cittadina accusa il Comune di abuso dopo la diffida a lasciare il terreno coltivato da quasi un secolo: “È una ritorsione per le mie denunce ambientali”
A Orria, nel cuore del Cilento, la difesa della propria terra può trasformarsi in una battaglia di principio. È quanto racconta Yaniré, cittadina del posto, che sui social ha denunciato una vicenda destinata a far discutere: una diffida formale dal Comune per lasciare il terreno che la sua famiglia coltiva da quasi cento anni.
Secondo quanto riferisce la donna, l’amministrazione guidata dal sindaco Astore avrebbe definito “illegittimo e illecito” il possesso del fondo agricolo, invitandola a rilasciarlo. Una decisione che Yaniré considera non solo ingiusta, ma anche sospetta. «Per un secolo nessuno ha mai contestato nulla — scrive — e ora, all’improvviso, arriva questa diffida».
Il punto più controverso, però, è il contesto in cui la vicenda nasce. Yaniré, infatti, sostiene di aver recentemente denunciato una serie di irregolarità legate alla gestione del patrimonio comunale: «Ho segnalato il taglio di oltre mille alberi, la legna portata via gratuitamente e gravi incongruenze nei conti del Comune», spiega nel suo post. «E poco dopo mi arriva questa diffida. Forse non è un caso».
A rafforzare i dubbi, un dato economico riportato dalla stessa cittadina: dal bilancio patrimoniale 2024 del Comune di Orria risulterebbe una diminuzione del patrimonio netto di oltre due milioni di euro. «E allora — conclude — quale patrimonio si sta davvero difendendo?».
La vicenda solleva interrogativi più ampi sul rapporto tra cittadini e istituzioni nei piccoli centri del Cilento, dove la gestione del territorio è spesso intrecciata a storie di famiglie, lavoro e identità. «Difendere la verità, la terra e la dignità non è un reato», scrive Yaniré. Una frase che, al di là del singolo caso, suona come un appello a non arrendersi di fronte a chi pretende silenzio.




