Un cittadino denuncia disservizi gravi nel reparto di radiologia, sale vuote, TAC sospese e pazienti dirottati a Vallo e in altri presidi
Un messaggio diretto, duro e carico di preoccupazione riaccende i riflettori sulle condizioni dell’ospedale di Agropoli, in particolare sul funzionamento del servizio di radiologia. A scriverlo è un cittadino che racconta di aver tentato, senza successo, di prenotare una radiografia per la moglie.
“Mi è stato riferito che l’agenda è chiusa e che il responsabile non comunica alcuna data”, spiega nella sua segnalazione. Un’affermazione che, se confermata, mette in discussione l’accessibilità di un servizio sanitario essenziale per il territorio.
Ancora più sconcertante, secondo il racconto, è la situazione riscontrata direttamente sul posto: “La sala d’attesa davanti alla radiologia è sistematicamente vuota. Medici e tecnici presenti, ma senza attività. Intanto le persone sono costrette a girare per tutta la provincia di Salerno”.
Il cittadino denuncia inoltre la sospensione delle TAC con mezzo di contrasto, comprese quelle destinate ai pazienti oncologici, che verrebbero dirottati verso altri presidi, in particolare l’ospedale di Vallo della Lucania o strutture fuori zona. Una condizione che, oltre ai disagi logistici, comporta ritardi potenzialmente pericolosi per chi necessita di controlli urgenti.
Non si tratta solo di una lamentela informale. L’utente fa sapere di aver già presentato un esposto formale all’URP dell’ospedale di Agropoli e all’Ufficio Relazioni con il Pubblico dell’ASL, tramite posta elettronica, chiedendo chiarimenti e interventi immediati.
La segnalazione solleva interrogativi pesanti sul funzionamento del presidio ospedaliero agropolese: perché l’agenda della radiologia risulta chiusa? Perché servizi fondamentali vengono sospesi mentre il personale resta inattivo? E soprattutto, perché i cittadini sono costretti a spostarsi in altri comuni per prestazioni che dovrebbero essere garantite sul territorio?
Domande che attendono risposte ufficiali da parte dell’ASL e della direzione sanitaria, mentre cresce il malcontento di una comunità che chiede semplicemente il diritto alla salute, senza dover “emigrare” per una radiografia.




