Il consigliere di opposizione Raffaele Pesce riaccende il caso del furto “con chiave” nell’ex Pretura e chiede chiarezza su controlli, responsabilità e danno erariale
AGROPOLI – Non si spegne il caso dei reperti trafugati dall’ex Pretura, oggi sede dell’Antiquarium cittadino. A riportare la vicenda al centro del dibattito politico è il consigliere comunale di opposizione Raffaele Pesce, che denuncia tre anni di silenzi e risposte giudicate insufficienti.
«A dicembre abbiamo avuto il piacere di vedere riaperto l’Antiquarium, il nostro Museo, dopo anni di chiusura. Sono molto contento per questo, ma non deve assolutamente cadere nell’oblio la vicenda del furto con chiave dei reperti», afferma Pesce.
Il riferimento è alla sottrazione di un’anfora etrusca databile tra il VI e il V secolo a.C., rinvenuta nella baia del Vallone, in località Saùco, insieme ad altri undici reperti. Un furto senza segni di scasso, avvenuto dunque con chiave, che solleva interrogativi ancora irrisolti. L’anfora, dalla forma panciuta e dal fondo a punta appiattita, rappresenterebbe una testimonianza preziosa degli antichi rapporti commerciali tra popolazioni indigene, greche ed etrusche, questi ultimi stanziati nell’area di Pontecagnano Faiano.

Il consigliere ripercorre una lunga serie di atti formali presentati nel corso dei mesi, a partire dall’ottobre 2022, quando protocollò la prima interrogazione discussa in consiglio comunale il 20 ottobre dello stesso anno. Seguirono ulteriori interrogazioni a dicembre, a gennaio e a marzo, fino a un invito e diffida ad adempiere e infine, il 22 maggio 2023, un esposto formalizzato dopo aver ricevuto soltanto conferme verbali e nessun accesso ai locali.
«Dal 5 ottobre 2022 sono passati oltre tre anni di silenzio o parole vuote, come le rassicurazioni del sindaco in tre diversi consigli comunali», sottolinea Pesce, che evidenzia come la denuncia del furto, presentata dal funzionario solo in un secondo momento, non abbia finora prodotto risultati concreti.
Sotto accusa anche le condizioni di sicurezza dell’Antiquarium, che secondo quanto denunciato sarebbe stato privo di guardiania, telecamere e sistemi di allarme, nonostante l’edificio fosse interessato da lavori.
Pesce solleva due interrogativi centrali: perché, a fronte delle interrogazioni presentate sin dall’ottobre 2022, il primo controllo sarebbe stato effettuato soltanto a maggio 2023 e perché sulla vicenda non sarebbe stato avviato alcun procedimento disciplinare interno né segnalato un eventuale danno erariale ai sensi dell’articolo 52 del Codice della Giustizia Contabile.
Sulla vicenda è intervenuto anche l’onorevole Pino Bicchielli, che ha presentato un’interrogazione parlamentare, segno di un caso che ha ormai superato i confini cittadini.
«Il danno morale, storico e archeologico è gravissimo, ma va valutato anche il danno patrimoniale patito dall’ente. Confido negli inquirenti, ma resto vigile. Non finirò mai di occuparmi di questa vicenda», conclude il consigliere.
La riapertura del museo rappresenta certamente un passo avanti per la valorizzazione culturale di Agropoli, ma l’ombra del furto e delle presunte omissioni continua a pesare. E mentre la città guarda al futuro, le domande restano ancora senza risposta.




