Il Consiglio dei ministri approva l’assegno ai sensi della legge Bacchelli. L’autore, che compirà 90 anni ad aprile, accoglie la notizia con sorpresa e riconoscenza
Un riconoscimento che arriva quasi in punta di piedi, ma che porta con sé il peso di una lunga storia letteraria. Il Consiglio dei ministri del 18 febbraio ha approvato l’assegnazione di un vitalizio straordinario a Elio Pecora, poeta originario di Sant’Arsenio, ai sensi della cosiddetta Legge Bacchelli, la normativa del 1985 che istituisce un fondo speciale a favore di cittadini illustri, di chiara fama, che versano in condizioni di particolare necessità economica.
“Non ne sapevo nulla, ma sono contento. Mi fa molto piacere e ne sono grato”, ha dichiarato all’ANSA il poeta, che il prossimo 5 aprile compirà 90 anni.
Nato a Sant’Arsenio nel 1936, Pecora vive da decenni a Roma. Nel corso della sua carriera ha pubblicato numerose raccolte poetiche, testi teatrali e il romanzo Estate. Un percorso intenso e coerente, segnato anche dall’amicizia e dalla vicinanza con il poeta umbro Sandro Penna, di cui ha firmato la più completa biografia, contribuendo in modo decisivo alla diffusione e alla conoscenza dell’opera fino alla morte dell’autore, nel 1977.
Dietro la gratitudine, però, affiora anche il racconto di una vita dedicata alla cultura senza tutele adeguate. “Non ho mai avuto nulla, finora, dallo Stato, non ho mai pensato di chiedere qualcosa”, ha spiegato Pecora. Per anni ha collaborato a programmi culturali radiofonici, scritto sui giornali, portato avanti un’attività intensa nel panorama letterario italiano, senza però verificare con attenzione il versamento dei contributi all’Inps.
La pratica per il vitalizio, a quanto racconta lo stesso poeta, aveva subito rallentamenti lo scorso anno a causa di una piccola proprietà immobiliare nel paese natale, un bene di modesto valore che aveva complicato l’iter. “Mi fa piacere che siano stati superati gli ostacoli”, ha aggiunto.
Il vitalizio straordinario rappresenta così non solo un sostegno concreto, ma anche un segnale di attenzione verso una figura che ha attraversato decenni di letteratura italiana con discrezione e rigore, mantenendo saldo il legame con le proprie radici nel Vallo di Diano. Per Sant’Arsenio e per il territorio, un motivo di orgoglio che si intreccia con la storia culturale del Paese.




