Presentato il report “Città e demografia d’impresa”: in 13 anni spariti 156mila negozi. Salerno al 49° posto per perdita di attività, Sangalli: serve un patto con i sindaci
Le città italiane cambiano volto: meno negozi tradizionali, più ristoranti, attività legate al turismo e affitti brevi. È quanto emerge dall’analisi “Città e demografia d’impresa” dell’Ufficio Studi di Confcommercio, presentata il 12 marzo a Roma, che fotografa una trasformazione profonda del tessuto commerciale urbano negli ultimi tredici anni.
Secondo il report, tra il 2012 e il 2025 sono scomparsi 156mila negozi e attività ambulanti, oltre un quarto del totale. Complessivamente si registrano 290mila imprese italiane in meno, mentre crescono le imprese straniere, aumentate di 134mila unità, contribuendo a compensare in parte il calo e garantendo circa 194mila posti di lavoro.
La cosiddetta desertificazione commerciale colpisce soprattutto il Nord Italia, dove città come Belluno, Vercelli, Trieste e Alessandria perdono oltre il 33% dei punti vendita. Il Sud mostra una maggiore tenuta, con alcuni centri che resistono meglio alla crisi del commercio tradizionale.
Nel report, Salerno si colloca al 49° posto, con una riduzione di circa il 22% delle attività commerciali.
Tra le cause principali del cambiamento c’è la crescita dell’e-commerce. Le stime indicano che nel 2025 le vendite online rappresenteranno oltre l’11% dei beni acquistabili e il 18% dei servizi, con un aumento vicino al raddoppio rispetto al 2015. Il valore complessivo del commercio elettronico è passato da circa 31 miliardi a oltre 62 miliardi di euro in dieci anni.
Parallelamente, restano ferme le piccole superfici commerciali, mentre aumentano le imprese più strutturate e organizzate in società di capitale, segno di una maggiore professionalizzazione del settore.
Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha parlato di una vera emergenza urbana, sottolineando la necessità di un patto tra istituzioni locali, imprese e amministrazioni per salvaguardare i centri cittadini, sempre più condizionati dalla digitalizzazione dei consumi e dalla crescita del turismo.


