La decisione della Giunta sul futuro del demanio marittimo solleva interrogativi su legittimità, canoni, scarsità della risorsa e ruolo del Consiglio comunale nella pianificazione del litorale
Concessioni balneari ad Agropoli: una delibera che solleva dubbi giuridici e politici. La recente delibera della Giunta comunale di Agropoli sulle concessioni demaniali marittime apre un passaggio importante nella gestione del litorale cittadino. L’atto, presentato come indirizzo per la futura organizzazione dei servizi di balneazione e per l’avvio delle procedure di gara, contiene tuttavia alcuni elementi che meritano un’attenta riflessione, sia sotto il profilo giuridico che sotto quello politico-istituzionale.
Il primo nodo riguarda la natura stessa delle concessioni balneari. Nel provvedimento l’amministrazione afferma da un lato che le concessioni demaniali marittime devono essere tenute distinte dalle concessioni di servizi, ma dall’altro dichiara esplicitamente l’intenzione di qualificare il rapporto con i futuri concessionari come concessione di servizi di balneazione.
Questa impostazione non è priva di criticità. La disciplina delle concessioni balneari deriva principalmente dal Codice della navigazione e dalla normativa statale sul demanio marittimo. La loro natura giuridica è quella di concessioni di beni demaniali. La trasformazione in concessione di servizi attraverso un atto amministrativo locale potrebbe quindi sollevare dubbi di legittimità, perché la natura di un istituto giuridico non può essere modificata da una semplice delibera comunale.
Un secondo elemento problematico riguarda il meccanismo economico che l’amministrazione intende introdurre. Nel testo si ipotizza una compartecipazione del Comune ai ricavi della gestione degli stabilimenti, da destinare al miglioramento dei servizi e al decoro delle aree demaniali. Anche questo passaggio merita attenzione. Il canone demaniale marittimo è già disciplinato dalla normativa statale; introdurre ulteriori forme di partecipazione ai ricavi potrebbe essere interpretato come una sorta di canone aggiuntivo, con possibili problemi di compatibilità con il quadro normativo vigente.
Un terzo punto riguarda il tema della scarsità della risorsa, presupposto fondamentale per l’applicazione delle procedure competitive previste dalla direttiva europea sui servizi. Nel provvedimento questo elemento non viene esplicitamente dimostrato. Eppure, dai dati contenuti nel Piano di utilizzo delle aree demaniali emerge che nel territorio comunale rimane una percentuale molto elevata di spiagge libere e sono previste anche nuove concessioni. In assenza di una motivazione puntuale sulla scarsità della risorsa, la scelta di procedere con un sistema di gare potrebbe risultare meno solida dal punto di vista giuridico.
Un ulteriore profilo riguarda la scelta di fissare già oggi una scansione temporale molto precisa: le concessioni attuali verrebbero mantenute in regime di ultrattività fino al 31 dicembre 2026, mentre le nuove concessioni entrerebbero in vigore dal 1° gennaio 2027. Tuttavia la disciplina delle concessioni balneari è materia regolata a livello nazionale ed europeo, soggetta negli ultimi anni a continui interventi legislativi e giurisprudenziali. Stabilire oggi una scadenza definitiva del sistema concessorio potrebbe quindi rivelarsi una scelta rischiosa, perché legata a un quadro normativo che potrebbe ancora cambiare.
Ma accanto alle questioni giuridiche emerge anche un tema più propriamente politico e istituzionale: la competenza degli organi comunali. La delibera è stata adottata dalla Giunta comunale, mentre le scelte strategiche relative alla pianificazione e alla gestione del demanio marittimo incidono direttamente sull’assetto economico e territoriale della città. In molti Comuni italiani provvedimenti di questa portata vengono discussi e deliberati dal Consiglio comunale, che rappresenta l’assemblea elettiva della comunità locale.
Il punto non è solo formale. Il demanio marittimo non è una materia tecnica riservata agli uffici, ma riguarda lo sviluppo turistico della città, l’economia del territorio, l’equilibrio tra spiagge libere e stabilimenti, l’utilizzo degli spazi pubblici. Per questo motivo sarebbe stato forse opportuno aprire un confronto più ampio in sede consiliare, consentendo a tutte le forze politiche di partecipare alla definizione di una scelta destinata a incidere sul futuro del litorale.
La gestione delle spiagge rappresenta una delle questioni più delicate per le città costiere italiane. Proprio per questo richiede scelte chiare, solide sul piano giuridico e condivise sul piano politico. La delibera adottata dalla Giunta di Agropoli segna sicuramente un passo avanti nella definizione di un nuovo modello di gestione del demanio marittimo, ma lascia aperte alcune questioni che meritano di essere approfondite nel dibattito pubblico.
In gioco non c’è soltanto l’assegnazione di alcune concessioni, ma il modello di sviluppo della costa e il rapporto tra interesse pubblico, economia turistica e utilizzo dei beni demaniali.
Ed è proprio per questo che ogni passaggio amministrativo dovrebbe essere costruito con la massima trasparenza, nel rispetto delle competenze istituzionali e con una solida base giuridica.


