Il dibattito sul porto riapre il tema ambientale: emissioni, scrubber, costi energetici e dubbi sui reali benefici per la città
Ad Agropoli il dibattito sull’arrivo delle navi da crociera continua a dividere e a sollevare interrogativi. Da alcuni mesi si discute se e come ospitare queste vere e proprie città galleggianti, capaci di trasportare migliaia di persone tra turisti ed equipaggio.
Il tema, però, non può essere affrontato soltanto guardando ai possibili ritorni turistici. C’è un costo ambientale che pesa sulle città portuali e che merita una riflessione seria, soprattutto in un territorio che fa del mare, del paesaggio e della qualità ambientale una parte essenziale della propria identità.
Il viaggio a Miami e le domande rimaste aperte
In questo contesto si inserisce anche la missione dell’assessore Di Filippo, con delega al porto e al demanio, alla fiera di settore di Miami. Una trasferta lontana e certamente impegnativa, della quale però in pochi hanno compreso fino in fondo obiettivi concreti, risultati prodotti e ricadute reali per Agropoli.
Se l’idea è quella di aprire il porto cittadino al mercato crocieristico, allora la discussione pubblica dovrebbe essere trasparente, documentata e accompagnata da dati chiari. Non basta evocare le crociere come opportunità: bisogna spiegare cosa comportano, quali infrastrutture servono, quali impatti producono e quale modello turistico si vuole costruire.
Le emissioni delle navi in porto
L’argomento è stato affrontato anche dalla trasmissione di Rai 3 “Report”, condotta da Sigfrido Ranucci. Le navi, quando sostano nei porti, spesso restano con i motori accesi per garantire energia a bordo. Dai camini finiscono nell’aria particolato fine, ossidi di azoto e anidride solforosa.
Si tratta di emissioni che investono direttamente le città affacciate sulle aree portuali. Alcuni studi epidemiologici hanno evidenziato criticità in realtà come Ancona e Civitavecchia, dove l’inquinamento prodotto dal traffico navale è stato associato a ricadute sulla salute pubblica.
Scrubber e mare: il problema si sposta nell’acqua
Sulla carta l’Europa è intervenuta: da maggio 2025 nel Mediterraneo è previsto l’obbligo di utilizzare carburanti con un contenuto di zolfo allo 0,1 per cento. Nella pratica, però, molte navi continuano a utilizzare olio combustibile con percentuali di zolfo più elevate grazie agli scrubber, sistemi di lavaggio dei fumi installati a bordo.
Questi impianti prelevano grandi quantità di acqua dal mare e la scaricano nuovamente, anche in aree delicate, dopo aver trattenuto residui inquinanti. Il rischio è che sostanze come idrocarburi policiclici aromatici, black carbon e altri composti finiscano nell’ambiente marino, entrando nella catena alimentare e quindi anche nel pesce.
L’elettrificazione delle banchine non basta da sola
Per ridurre le emissioni, l’Italia punta sull’elettrificazione delle banchine, finanziata anche con fondi PNRR. Il sistema consentirebbe alle navi ferme in porto di collegarsi alla rete elettrica terrestre e spegnere i motori.
È una soluzione importante, ma non priva di limiti. Servono infrastrutture adeguate, grandi quantità di energia e costi sostenibili. Inoltre, anche con le banchine elettrificate, restano le emissioni prodotte durante le manovre di arrivo e partenza.
Agropoli scelga con chiarezza
Per Agropoli la questione non è ideologica. Il punto non è dire sì o no alle crociere per principio, ma capire quale prezzo ambientale, economico e urbanistico la città sarebbe chiamata a pagare.
Prima di inseguire modelli turistici pensati per grandi scali, sarebbe necessario un confronto pubblico serio, con dati, studi indipendenti e una valutazione trasparente dei benefici e dei rischi. Perché il mare non può diventare soltanto uno sfondo da vendere: è una risorsa da proteggere.


