La proposta di passare da 6 a 5 giorni accende il confronto: trasporti, studenti pendolari, indirizzo musicale e ragazzi fragili al centro delle contestazioni
AGROPOLI. Genitori sul piede di guerra al Liceo “Alfonso Gatto” di Agropoli dopo la proposta, emersa negli ultimi consigli di classe, di ridurre la settimana scolastica da sei a cinque giorni, ridistribuendo le ore del sabato negli altri giorni della settimana.
Il nuovo modello orario prevederebbe giornate non più da cinque, ma da sei ore. Una modifica che, secondo diversi genitori, rischierebbe di avere un impatto diretto sul rendimento degli studenti, soprattutto nelle ultime ore di lezione, quando attenzione e concentrazione tendono inevitabilmente a calare.
Il nodo più delicato riguarda gli studenti pendolari. Il Liceo Gatto accoglie infatti molti ragazzi provenienti dai comuni limitrofi e, secondo le famiglie, il sistema dei trasporti locali non sarebbe in grado di sostenere agevolmente una riorganizzazione di questo tipo.
“Agropoli non è Milano o Roma”, è la posizione che emerge tra i genitori. In molte aree del territorio, infatti, gli studenti possono contare su una sola corsa al mattino e una al pomeriggio. Il rischio, secondo le famiglie, sarebbe quello di creare di fatto studenti di serie A e studenti di serie B, con alcuni ragazzi costretti a chiedere permessi permanenti in ingresso o in uscita per poter utilizzare i mezzi pubblici.
Preoccupazione anche tra i genitori degli alunni già preiscritti, alcuni dei quali starebbero valutando la possibilità di tornare sui propri passi.
Un altro fronte riguarda l’indirizzo musicale, che prevede già diversi rientri pomeridiani. Con la settimana corta, spiegano i genitori, verrebbe meno anche lo spazio minimo per consumare un pasto tra le lezioni del mattino e quelle del pomeriggio. Tra le ipotesi circolate ci sarebbe anche quella di ridurre a 50 minuti la prima ora pomeridiana, una soluzione che però viene contestata perché potrebbe creare una disparità tra chi svolge lezione in quella fascia oraria e chi invece frequenta le ore successive a tempo pieno.
Le famiglie segnalano anche possibili ricadute sulle attività extrascolastiche, dallo sport alla piscina, con una compressione ulteriore dei tempi di vita degli studenti.
C’è poi il tema dei ragazzi fragili. Per alcuni alunni, una giornata scolastica più lunga e concentrata potrebbe rappresentare una fonte aggiuntiva di stress, rendendo più difficile sostenere il carico didattico.
I genitori richiamano anche il profilo amministrativo della scelta. Secondo quanto sostenuto dalle famiglie, una recente pronuncia del Tar Lombardia avrebbe evidenziato la necessità di coinvolgere enti locali, associazioni dei genitori e studenti, oltre al Collegio docenti, chiamato a valutare la nuova organizzazione oraria sotto il profilo pedagogico e didattico. La delibera finale del Consiglio di istituto, inoltre, dovrebbe essere adeguatamente motivata, indicando presupposti di fatto e ragioni giuridiche della decisione, come previsto dall’articolo 3 della legge 241/1990.
Da qui la domanda che le famiglie pongono con forza: il percorso partecipativo è stato realmente attivato? Sono stati ascoltati tutti i soggetti coinvolti? Sono stati valutati gli effetti concreti su trasporti, didattica, studenti pendolari, indirizzi specifici e fragilità?
Il punto politico e sociale della vicenda è proprio questo: una riorganizzazione scolastica non può essere trattata come un semplice aggiustamento tecnico. In un territorio dove i collegamenti pubblici sono limitati e dove molti studenti arrivano da fuori comune, ogni modifica dell’orario scolastico produce conseguenze reali sulle famiglie.
Nessun’altra scuola superiore della provincia di Salerno e di Agropoli, secondo quanto evidenziato dai genitori, avrebbe adottato una scelta analoga. E allora la domanda resta sospesa, pesante: perché proprio il Liceo Gatto?


