L’ex consigliere di opposizione era sato raggiunto dagli arresti domiciliari per un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza per un presunto giro di fatture false e di corsi mai realmente avvenuti
Questa mattina, la Guardia di Finanza ha notificato a Massimo La Porta e ad altre otto persone coinvolte nell’indagine della Procura della Repubblica di Vallo della Lucania un nuovo provvedimento: al posto dei domiciliari, è stato stabilito l’obbligo di dimora nel comune di residenza. Questa decisione fa sì che gli arrestati tornino di fatto in libertà.
L’indagine aveva avuto inizio con il sequestro preventivo di circa 57 milioni di euro, ritenuti illeciti profitti derivanti da una presunta associazione a delinquere. Quest’ultima sarebbe stata finalizzata all’emissione di fatture false, all’indebita compensazione di crediti d’imposta e all’autoriciclaggio.
Nel corso dell’inchiesta, è emerso che l’associazione aveva come referenti principali Concordio Malandrino e un suo presunto prestanome. Al centro del raggiro, c’era una “società cartiera” di Cicerale, la quale aveva una controparte in Bulgaria.
Secondo le accuse mosse dai finanzieri della compagnia di Agropoli, il gruppo avrebbe ideato falsi corsi di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie innovative e della digitalizzazione, come previsto dal Piano Nazionale Industria 4.0. Queste attività avrebbero permesso di mettere su un raggiro ingente ai danni dello Stato.




