Il vicepresidente UNCEM: “Fosmit insufficiente, Comuni e Comunità montane lasciati soli. Ora serve il secondo comma della legge o la Politica perderà credibilità”
«Se non arrivano fondi sul Fosmit, più risorse per Comuni e Comunità montane e leggi regionali dedicate alla Montagna, non si va da nessuna parte».
È un monito netto quello lanciato da Vincenzo Luciano, che interviene sul caos generato dalla revisione dell’elenco dei Comuni montani prevista dalla normativa nazionale.
Un caos che, secondo Luciano, era stato ampiamente previsto. «Quella che avevamo ipotizzato come una tempesta in un bicchiere d’acqua si è puntualmente verificata – spiega –. Dai circa 1700 Comuni inizialmente individuati si è passati, nella bozza di decreto di dicembre 2025, a oltre 3750 Comuni. Tanti in più, non tutti, ma il risultato è che abbiamo perso due mesi in un vero e proprio gioco dell’oca, tornando al punto di partenza».
Il problema, però, va ben oltre la classificazione formale. «L’attenzione non può fermarsi all’elenco – sottolinea –. Bisogna dare immediata attuazione al comma successivo della legge, quello che prevede l’individuazione di un sottoinsieme di Comuni montani sulla base di criteri socio-economici. Solo questi potranno beneficiare concretamente di incentivi per medici, insegnanti, giovani imprese, aziende agricole».
Secondo Luciano, senza questo passaggio il rischio è altissimo: «Altrimenti a perderci sarà la Politica tutta, con conseguenze pesanti per i Comuni e le comunità interne e montane, già provate da spopolamento e carenza di servizi».
Non manca una stoccata a chi oggi rivendica i cambiamenti apportati agli elenchi. «Ricordo a tutti che non è finita qui – avverte –. Senza il lavoro di UNCEM difficilmente si arriverà a risultati positivi. Siamo ancora impegnati sul secondo comma della legge, quello decisivo».
La fase resta delicata e complessa, ma Luciano rivendica il ruolo dell’Unione dei Comuni montani: «Siamo sul campo, con la nostra rappresentanza, la nostra storia e le nostre idee. Anche contro chi vorrebbe relegarci ai margini o immaginare politiche per una montagna senza futuro, divisa e in contrapposizione».
