Il ricordo vivo di quei giorni e di una storia che ha segnato per sempre un intero territorio, testimoniato da 87 ore di filmato degli ultimi istanti del maestro che morì all’interno del reparto psichiatrico di Vallo della Lucania
4 agosto 2009 – Una data destinata a segnare per sempre la vita di molti e a gettare luce su un lato oscuro dell’assistenza psichiatrica. Francesco Mastrogiovanni, un rispettato maestro di scuola elementare, trova la morte nel reparto psichiatrico dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania. Ciò che lo ha condotto a una fine così tragica e deprecabile è stato il trattamento sanitario obbligatorio (TSO) al quale era stato sottoposto.
Familiari e amici hanno sostenuto da subito che Mastrogiovanni non presentava alcun segno di aggressività o agitazione al momento dell’assegnazione del TSO. Tuttavia, il maestro fu legato mani e piedi a un letto per interminabili 87 ore, in un atto crudele e disumano. Durante questo periodo, gli sono stati negati cibo, acqua e le cure necessarie, portandolo ad un’esistenza di agonia.
Le immagini delle telecamere interne all’ospedale hanno registrato tutto il suo calvario e hanno rivelato l’incredibile indifferenza del personale medico che lo circondava. Questo fatto ha portato all’apertura di un processo per far luce sulla vicenda e individuare le responsabilità di chi ha commesso tale abuso.
Grazie alla tenace lotta dei familiari di Mastrogiovanni, in particolare della nipote Grazia Serra e del padre Vincenzo Serra, è stato possibile ottenere giustizia e porre fine all’impunità. Essi hanno deciso di rendere pubbliche le insopportabili immagini per far conoscere la verità sul trattamento subito da Francesco e per impedire che una simile tragedia si ripeta in futuro.
La loro determinazione ha portato alla pubblicazione integrale del video delle 87 ore in cui Mastrogiovanni è stato trattenuto, consentendo di ricostruire l’intera vicenda e individuare i responsabili dell’orribile abuso. Dopo un lungo processo durato ben nove anni, la giustizia ha prevalso, e sei medici e dieci infermieri sono stati condannati per il reato di sequestro di persona.
La tragica vicenda di Francesco Mastrogiovanni ha messo in luce gravi problemi all’interno del sistema sanitario e ha spinto molti a chiedere una riforma dell’assistenza psichiatrica. La sua memoria vivrà come simbolo della necessità di maggiore trasparenza e umanità nell’assistenza alle persone con disturbi mentali.
La speranza è che la sua storia possa servire come monito affinché tragedie simili non accadano ad altre persone vulnerabili. Ora più che mai, è importante garantire un ambiente di cura sicuro, rispettoso e compassionevole per tutti, indipendentemente dalla loro condizione di salute mentale.




