Il Pubblico Ministero richiede condanne pesanti per i 44 imputati, complessivamente ammonterebbero a 134 anni di carcere
Nel corso del processo Kamaraton, l’accusa ha formulato richieste di condanna per un totale di 134 anni di carcere nei confronti di 44 imputati coinvolti in un’indagine condotta nel maggio del 2019 dai carabinieri della Compagnia di Sapri su delega della Procura della Repubblica di Vallo della Lucania.
Gli imputati includono ex amministratori locali, consulenti, funzionari e dipendenti del Comune di Camerota, accusati di aver partecipato a una vera e propria ‘cricca’ che avrebbe condizionato la gestione di appalti e servizi presso l’ente civico cilentano. Per altri 10 individui, invece, è stata proposta l’assoluzione.
Il procuratore Vincenzo Palumbo, titolare dell’inchiesta, ha presentato le richieste di condanna durante una requisitoria durata quasi tre ore. Le accuse sono pesanti e variano da corruzione a peculato, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico, appalti truccati e distrazione di denaro, riconducibili a un’associazione per delinquere.
Secondo gli inquirenti, le casse comunali sono state utilizzate come una sorta di carta di credito, con la falsificazione sistematica dei bilanci per coprire le spese eccessive di una cerchia di politici spregiudicati in carica dal 2012 al 2017. Addirittura, la Soget, società esterna incaricata della riscossione tributaria, è stata trasformata in un ufficio di collocamento per parenti e amici, evidenziando un diffuso clientelismo e una mala gestio.
Il processo, iniziato con arresti e misure cautelari, è stato definito un “terremoto giudiziario” che ha portato alla luce anni di malaffare e corruzione sistematica nel municipio di Camerota. Le accuse includono anche l’ammissione di ditte locali prive dei requisiti, turbando appalti e affidamenti diretti per la realizzazione di infrastrutture cruciali e la gestione di servizi vitali per la comunità.




