l’azienda ha suggerito di recarsi presso un altro ufficio postale accessibile, distante però circa 5 chilometri.
Un caso emblematico di mancata inclusione scuote la comunità di Abatemarco, piccola frazione nel Cilento. Il deputato Francesco Maria Borrelli, noto attivista anticamorra e difensore dei diritti dei cittadini, ha portato all’attenzione pubblica la vicenda, sollecitato dalla segnalazione di Christian D’Urso, che ha denunciato l’inaccessibilità dell’ufficio postale locale.
La risposta di Poste Italiane, pervenuta tramite la Prefettura di Salerno, ha lasciato perplessi molti cittadini: pur riconoscendo implicitamente il problema, l’azienda ha suggerito di recarsi presso un altro ufficio postale accessibile, distante però circa 5 chilometri.
Una soluzione che appare in netto contrasto con i principi sanciti dall’articolo 3 della Costituzione italiana e dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che richiamano al dovere di garantire pari opportunità e accessibilità a tutti i cittadini.
La questione solleva interrogativi urgenti: perché Poste Italiane non provvede a rendere accessibile l’attuale struttura o a trasferire il servizio in una sede adeguata, garantendo così un diritto essenziale anche nella frazione di Abatemarco?
Il dibattito è aperto, ma una cosa è certa: l’accessibilità non può essere considerata un privilegio, ma un diritto fondamentale.




