Il Cilento sempre più isolato: la corsa alle poltrone della Comunità del Parco è l’ennesima dimostrazione dell’assenza di un progetto di una Visione per questo scrigno di biodiversità
Domenico Nicoletti*
I numeri che freneticamente centro destra e centro sinistra stanno rincorrendo faranno un Presidente e un Vice, ma senza un progetto e una Visione l’enorme eredità di un grande PATRIMONIO non ha futuro.
Amara riflessione, dopo anni di impegno, di volontà di una consapevole opportunità di svolta (vedi Matera) , le lacerazioni, i protagonismi e la frammentazione territoriale rischiano ancora una volta di isolare il territorio del Parco più grande d’Italia.
Chi si candida deve avere un progetto e soprattutto una competenza e capacità di saperlo rappresentare e attuare con strumenti e finanziamenti adeguati. Si procede a Vista…, nel nostro territorio spesso ci si affida a competenze esterne, senza guardarsi intorno, auspicando che una “esterofilia nostrana compulsiva” possa portare novità e opportunità, senza passione e interesse per il territorio con lo sguardo completamente centrato sui propri interessi, senza traguardi ambiziosi e spesso senza sapere di quello di cui si parla, si va avanti per slogan e proposte trite e ritrite, mentre il mondo cambia e gli orizzonti del Cilento sono sempre più lontani.
Per non essere di parte, ho chiesto a ChatGPT, quale futuro per la Comunità del Parco del Cilento Vallo di Diano e Alburni, la risposta in sintesi :
“Il futuro della Comunità del Parco del Cilento dipenderà da come riuscirà a rispondere alle sfide contemporanee, mantenendo un equilibrio tra la tutela dell’ambiente, lo sviluppo economico sostenibile e la valorizzazione del patrimonio culturale. Ecco alcuni scenari che potrebbero delinearsi:
- Sostenibilità e Turismo Responsabile
- Promozione dei Prodotti Locali
- Innovazione e Agricoltura Sostenibile
- Cultura e Educazione Ambientale
- Collaborazione e Reti Interistituzionali
- Adattamento ai Cambiamenti Climatici,… per rendere il territorio più resiliente, adottando pratiche di gestione del rischio, tutelando le risorse idriche e promuovendo soluzioni naturali per contrastare la perdita di biodiversità.”
Prima di una votazione è necessario che ci sia un processo partecipato di ambizione, verso traguardi compatibili condivisi e lungimiranti, ma per fare questo sono necessari, incontri e confronti aperti dinamici sui problemi e le difficoltà da trasformare in opportunità e sguardi lungimiranti per “restanti” e “tornanti”. Nella mia personale esperienza ricordo il “Manifesto di Palinuro” costruito dal Parco con tutti i Presidenti delle Comunità di Parco Italiani che prospettavano INSIEME ai Comuni dei Parchi, Visioni e prospettive,… arrivarono il progetto APE (Appennino Parco d’Europa), il PIT e il PIRAP del Parco con ingenti investimenti nel recupero di una rinnovata fiducia ed accoglienza di una prospettiva di riqualificazione dei centri storici, dei beni culturali e dell’ambiente senza precedenti… vivendo di rendita negli anni successivi su quelle prospettive e dopo questo … il nulla.
Si aspetta invece che le parti “politiche” si dilaniano su nomi e cognomi, frammentando il voto fino a distruggere, ogni prospettiva, ogni ambizione, ogni volontà, ogni futuro.
È già successo e più volte in questi ultimi 20 anni, con alterne e imbarazzanti stagioni di “potere” inefficace e incapace di cogliere le prospettive di un’immenso patrimonio di natura e cultura che anche l’intelligenza artificiale può semplicemente produrre.
Fermatevi e non facciamoci male ancora una volta, evitando che decidano altri tavoli per noi, che si riprenda il cammino su tavoli di confronto, virtuosi e lungimiranti ma territoriali ed interistituzionali su: spopolamento, istruzione, mobilità, turismo, sanità, agricoltura, con un modello di partecipazione attiva dei cittadini del Parco.
*Già primo direttore del Parco e coordinatore di Campus Mediterraneo




