Ieri una riunione sottotono con assenti “Giustificati”, l’assenza di un leader pesa anche sulla rotta del PD locale e sulle prossime elezioni
Agropoli – Il Partito Democratico resta, numeri alla mano, la prima forza politica della città: con oltre tremila voti raccolti alle ultime elezioni amministrative, esprime oggi due assessori in Giunta – Lampasona e Di Filippo – e quattro consiglieri comunali: Cammarota, Crispino, Bruno e Marciano. Una rappresentanza solida che, sulla carta, dovrebbe garantire al PD un ruolo centrale e trainante nell’amministrazione guidata dal sindaco Roberto Mutalipassi, anch’egli iscritto al partito, seppur online e solo all’ultimo momento prima delle elezioni.
Eppure, nonostante il peso politico evidente, il Partito Democratico di Agropoli attraversa una fase di appannamento. Una sorta di stasi silenziosa, fatta di riunioni sottotono, presenze dimezzate e assenze che pesano. Come quella, ormai strutturale, di Franco Alfieri: il leader storico, il punto di riferimento che negli anni ha rappresentato per molti la vera colonna vertebrale del PD cittadino.
L’incontro tenutosi ieri sera ne è stato un chiaro esempio. Convocato dal segretario cittadino, avrebbe dovuto rappresentare un momento di confronto e rilancio, anche alla luce della presenza annunciata del primo cittadino Mutalipassi. Ma l’affluenza è stata scarsa: numerosi gli assenti, ufficialmente per motivi di salute o impegni pregressi. Una giustificazione che stride con il ricordo di altre riunioni, in cui bastava la sola menzione dell’arrivo di Alfieri per radunare tutti, senza eccezioni.
L’impressione è quella di un partito che, pur mantenendo numeri e incarichi, ha perso l’anima aggregante. La recente sostituzione dell’assessora PD dimissionaria, D’Arienzo, con una figura di diversa estrazione politica, è un altro segnale di una linea politica meno coesa e più orientata alla gestione del momento che alla visione di lungo periodo.
Senza Alfieri, la nave del PD agropolese sembra navigare a vista. Una condizione che non passa inosservata nemmeno tra i non iscritti al partito, che percepiscono il vuoto di leadership come un fattore destabilizzante nel delicato equilibrio della politica cittadina.
Resta da capire se questa fase rappresenti solo una flessione temporanea o l’inizio di una trasformazione più profonda del Partito Democratico locale. Di certo, in un panorama politico sempre più frammentato, l’assenza di un timoniere rischia di far perdere rotta e identità anche alla barca più grande.


