Solo dopo la denuncia via social dell’associazione Genesi e l’immediata nota formale del Consigliere Raffaele Pesce, la Polizia Locale ha sequestrato l’area
AGROPOLI – Ci risiamo. Ancora una volta, la città di Agropoli finisce sotto i riflettori per interventi poco chiari che mettono a rischio il suo patrimonio ambientale. Dopo lo scempio del litorale di San Francesco, ora tocca alla foce del fiume Testene finire al centro di una bufera amministrativa e ambientale.
A lanciare l’allarme è stata l’associazione Genesi, da sempre in prima linea nella tutela del territorio, che ha denunciato i lavori sui social. A questa ha fatto seguito una richiesta ufficiale del Consigliere Raffaele Pesce indirizzata al sindaco, agli assessori competenti (Ambiente, Benessere Animale, Demanio Marittimo), al consigliere comunale Bruno Bufano, ai funzionari delle aree Lavori Pubblici, Governo del Territorio, Patrimonio e Ambiente, ai presidenti delle Commissioni Consiliari Demanio e Ambiente e al comandante della Polizia Locale.
In seguito alla nota del consigliere comunale Pesce, la Polizia Municipale è intervenuta ponendo i sigilli ai lavori in corso alla foce del Testene. Al centro dell’interrogazione di Pesce c’è l’attività, ormai pluriennale, dell’associazione “Il Barracuda”, che opera nell’alveo del fiume in aree ricadenti sia nel demanio fluviale che in quello marittimo. Deferiti in stato di libertà il Presidente dell’Associazione ed il titolare della ditta esecutrice dei lavori.
Il nodo centrale della questione, però, è un altro: perché negli anni precedenti, a partire dalla scorsa amministrazione, attività simili sono state portate a termine senza alcun tipo di intervento, controllo o verifica? Possibile che l’amministrazione, che dovrebbe rappresentare lo Stato e farsi garante della legalità e della tutela del territorio, non abbia mai ritenuto di intervenire prima?
La domanda, ora, è più che legittima. Chi tutela realmente l’ambiente ad Agropoli? Perché si interviene solo a seguito di segnalazioni e non preventivamente? E, soprattutto, cosa si cela dietro queste opere “ripetute” e mai sottoposte a verifiche puntuali?
La comunità, intanto, assiste con crescente preoccupazione a quella che sembra essere una sistematica aggressione al territorio. Un patrimonio che appartiene a tutti, ma che pochi sembrano voler davvero difendere.




