La Divina Liturgia è stata officiata in memoria degli antichi monaci basiliani che un tempo abitavano il Cenobio e dei pellegrini
San Giovanni a Piro (SA) – Un evento di straordinaria suggestione spirituale e culturale si è svolto ieri mattina presso il Cenobio basiliano di San Giovanni Battista: dopo oltre mille anni, le mura dell’antico monastero sono tornate a risuonare delle melodie della liturgia bizantina, celebrate in lingua greca. Protagonisti di questo ritorno alle origini sono stati i monaci ortodossi del Monastero di San Giovanni Theristis, provenienti dalla città di Stilo (Reggio Calabria), custodi di una tradizione millenaria che affonda le sue radici nella storia comune del monachesimo greco in Italia meridionale.
La Divina Liturgia è stata officiata in memoria degli antichi monaci basiliani che un tempo abitavano il Cenobio e dei pellegrini che, nei secoli, ne hanno varcato la soglia in cerca di spiritualità, silenzio e contemplazione. Un gesto simbolico ma potente, capace di riportare in vita, anche solo per un giorno, la voce antica di un patrimonio spirituale che continua a vivere nel cuore del Cilento.
Quella celebrata è molto più di una semplice funzione religiosa: è un tuffo nel passato, un omaggio concreto alle radici greco-orientali che hanno segnato profondamente l’identità culturale e religiosa del territorio. Il Cenobio di San Giovanni Battista, infatti, non è solo un edificio sacro, ma uno dei più importanti centri del monachesimo greco nell’Italia meridionale. Qui si intrecciano le vicende di santi, monaci e popolazioni che, tra il IX e l’XI secolo, hanno dato vita a un crocevia spirituale tra Oriente e Occidente.
Non è un caso che proprio da questo luogo abbia preso forma la storia del casale di San Giovanni a Piro, fondato a 480 metri sul livello del mare, che affonda le sue origini nella presenza e nell’opera dei monaci basiliani. Il Cenobio, testimone silenzioso di secoli di devozione, studio e accoglienza, si conferma così cuore pulsante di una memoria condivisa, ponte tra le civiltà e simbolo di un’identità che oggi, più che mai, si riscopre attuale e viva.
L’incontro tra le comunità monastiche di Calabria e Campania rappresenta un segno forte di unità spirituale, ma anche un invito a riscoprire, valorizzare e custodire un’eredità preziosa che appartiene a tutti. Un’eredità fatta di preghiera, cultura e bellezza, che continua a parlare a chi sa ascoltare. Anche, e soprattutto, in greco.


