Centro in cantiere, castello chiuso e una collina di alghe: l’inizio della stagione turistica lascia l’amaro in bocca a commercianti e visitatori
Amministrare una città significa prendere decisioni quotidiane, a volte impopolari, altre più condivise, ma sempre, si spera, nell’interesse della collettività. Spesso, però, il dibattito politico si riduce a uno scontro tra tifoserie: si lodano o si attaccano le scelte non per il loro merito, ma in base a chi le prende. Tuttavia, ci sono casi in cui le decisioni amministrative si rivelano oggettivamente dannose, e secondo molti cittadini e operatori economici, è ciò che sta accadendo ad Agropoli in questo avvio di stagione estiva.

Nel momento in cui commercianti e imprenditori turistici contano di recuperare, almeno in parte, le perdite dell’anno con l’arrivo dei vacanzieri, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Roberto Mutalipassi ha deciso di avviare dei lavori nel cuore del centro cittadino, precisamente tra Piazza Vittorio Veneto e via Pio X. Un intervento che ha visto la rimozione di uno spartitraffico ritenuto “orrendo” da molti, sostituito da un’aiuola che, secondo alcuni residenti, risulta “brutta e invadente”.
Il vero problema, però, è che il cantiere è aperto da oltre un mese e, secondo le stime, resterà tale almeno fino al 20 luglio. Questo significa che per metà dell’estate turistica la città offrirà ai visitatori l’immagine di un centro disordinato e inaccessibile. Un danno, non solo d’immagine, ma anche economico, per le tante attività che contano sul flusso estivo per restare in piedi.
A peggiorare il quadro, c’è il caso dell’accumulo di Posidonia rimosso da alcune spiagge e ammassato in una sorta di collina maleodorante e antiestetica. Eppure, secondo quanto stabilito dal Ministero dell’Ambiente, le alghe dovrebbero essere ricollocate dove sono state prelevate, nel rispetto dell’ecosistema marino. Intanto, a fare da cornice a questo scenario, c’è il Castello Angioino Aragonese, chiuso e in restauro perenne, un altro simbolo turistico sottratto alla fruizione pubblica.
Il rischio, concreto, è che i turisti portino con sé non solo il ricordo del mare e della bellezza del Cilento, ma anche cartoline fatte di disagi, incuria e incompiutezza. Una narrazione che Agropoli non può permettersi, soprattutto ora.


