Nel mirino della Procura di Vallo della Lucania un sistema di crediti d’imposta fittizi su lavori mai eseguiti coinvolti imprenditori, prestanome, due sacerdoti e tecnici compiacenti
CILENTO – Una colossale frode ai danni dello Stato, per un valore complessivo di oltre 12 milioni di euro, è al centro dell’inchiesta “Facciate d’oro”, condotta dalla Guardia di Finanza di Agropoli e coordinata dal sostituto procuratore Antonio Pizzi della Procura della Repubblica di Vallo della Lucania.
L’indagine ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per 37 persone e 11 società, con l’accusa di truffa aggravata, consumata e tentata, in concorso, finalizzata al conseguimento illecito di erogazioni pubbliche e alla creazione e compensazione di crediti d’imposta fittizi per lavori edilizi mai eseguiti nel biennio 2021-2022.
La truffa si è sviluppata principalmente nel Cilento, ma anche in vari comuni del Napoletano e della Puglia, sfruttando le maglie del cosiddetto “bonus facciate”, l’incentivo introdotto dal governo per la riqualificazione del patrimonio edilizio.
Tra gli indagati figura Concordio Malandrino, noto imprenditore cilentano, già imputato in altri procedimenti simili e attualmente residente a Dubai, in attesa di estradizione. Secondo la Procura, Malandrino sarebbe stato il dominus dell’intero schema truffaldino, avvalendosi di prestanome e soci occulti per pilotare le operazioni.
Clamoroso il coinvolgimento di due sacerdoti, alla guida di istituti religiosi nel Cilento, beneficiari di 5,7 milioni di euro di lavori fantasma per conventi e strutture ecclesiastiche, mai realmente ristrutturate.
Nel corso delle indagini, le Fiamme Gialle agropolesi, coordinate dal capitano Alessandro Brongo, hanno eseguito un sequestro preventivo d’urgenza per 2,5 milioni di euro in conti correnti, immobili e autovetture, bloccando la circolazione di falsi crediti d’imposta per oltre 10 milioni di euro.
Le indagini hanno preso avvio da alcune anomalie finanziarie rilevate in una società di consulenza amministrativa di recente costituzione. Nonostante fosse priva di personale, mezzi e struttura logistica, l’azienda – dopo aver modificato il proprio oggetto sociale in “realizzazione di lavori edili” – ha iniziato a generare falsi crediti per oltre 12 milioni, con l’opzione dello sconto in fattura e la successiva cessione del credito.
La documentazione necessaria per accedere agli incentivi, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata artatamente costruita con il supporto di professionisti compiacenti – ingegneri e geometri – e con il coinvolgimento consapevole dei destinatari dei lavori.
L’udienza preliminare è fissata per il 9 settembre 2025 presso il Tribunale di Vallo della Lucania, dove il giudice valuterà le richieste della Procura. Intanto, si profila all’orizzonte uno dei processi per truffa fiscale più rilevanti degli ultimi anni nel Sud Italia.


