Alla tradizionale processione di San Pietro e Paolo ad Agropoli mancano i sindaci dei comuni limitrofi, dopo il 3 ottobre, qualcosa è cambiato: sparita la sfilata delle fasce tricolori dietro le statue dei santi.
Agropoli ha celebrato ieri la solenne festa dei suoi Santi Patroni, Pietro e Paolo, momento di forte devozione popolare che, come ogni anno, ha attirato centinaia di fedeli per la tradizionale processione che attraversa il cuore della cittadina. Una manifestazione religiosa ma anche, da sempre, un’occasione pubblica in cui la politica locale si mostra compatta, unita dietro al simbolo della fede e della comunità.
Ma quest’anno, qualcosa è cambiato. A colpire non è stato solo il raccoglimento dei partecipanti o la compostezza del corteo, ma soprattutto un’assenza vistosa: quella delle fasce tricolori. Nessuna lunga fila di primi cittadini a scortare le statue dei santi, nessun corteo istituzionale a simboleggiare l’unità del territorio. Un tempo era quasi obbligatorio per ogni sindaco farsi vedere, condividere pubblicamente la fede e il legame con Agropoli. Oggi, invece, si assiste a un silenzioso allontanamento.
Dal 3 ottobre scorso, data che segna simbolicamente l’inizio di una nuova fase politica per la città, Agropoli sembra vivere una sorta di isolamento istituzionale. Nessun sindaco dei comuni limitrofi ha preso parte alla processione, nessun gonfalone, nessun segnale di quella vicinanza che, almeno fino a poco tempo fa, si dava per scontata.
L’unico colore visibile è stato quello della fascia indossata dal sindaco di casa, ma mancavano gli assessori provinciali, i consiglieri regionali, le rappresentanze di vertice. Una frattura evidente, frutto delle vicende politiche e giudiziarie, situazione che si è palesata nel giorno più sentito della città.
I cittadini lo hanno notato. Qualcuno lo ha detto sottovoce, altri lo hanno commentato pubblicamente. Non si tratta di una semplice dimenticanza o di un’agenda piena. È un’assenza che parla, che pesa e che racconta, senza bisogno di proclami, di un clima mutato, forse raffreddato, forse intenzionalmente distante.
Quella che doveva essere una festa di popolo e istituzioni si è trasformata, quest’anno, in una celebrazione religiosa pura, privata della solita cornice politica. Una novità che potrebbe essere il segnale di un cambio di rotta nei rapporti tra Agropoli e il resto del territorio cilentano. E che, proprio per questo, merita attenzione.


