Proseguono gli interventi su un tratto di costa simbolico per la città. La comunità: “È come profanare una cattedrale” ed invocano maggiori controlli
Guardando la foto, il sospetto è forte: ancora una volta si interviene sul litorale già oggetto di sequestro e al centro di una lunga controversia che ha indignato l’intera comunità. Un tratto di costa considerato sacro dagli agropolesi, una sorta di “cattedrale a cielo aperto”, simbolo identitario e parte viva della memoria collettiva, rischia ora l’ennesimo sfregio. Dalle prime notizie sembra che il piccolo mezzo meccanico abbia il compito di ripristinare lo stato dei luoghi ma tanti residenti hanno il timore che questa sia solo la continuazione dello scempio perpetrato su San Francesco. Nonostante un sequestro ancora pendente e un’indagine in corso sulle precedenti attività edilizie nella zona, nuove manovre sembrano essere in atto. Mezzi, materiali, movimento di persone: segnali inequivocabili che qualcosa viene modificato, in molti sperano in meglio. Tutto questo accade sotto gli occhi attoniti di una popolazione che da sempre ama quel tratto di costa come un bene comune, quasi sacro.
San Francesco non è solo un luogo geografico. Per gli agropolesi è memoria, radice, paesaggio dell’anima. È il luogo delle passeggiate d’infanzia, delle estati spensierate, delle fotografie tramandate di generazione in generazione. Un’area che molti definiscono “una cattedrale sul mare”, per la sua bellezza essenziale e il silenzioso rispetto che suscita.
Il popolo agropolese: osserva, documenta, denuncia. C’è chi invoca l’intervento immediato delle autorità, chi chiede trasparenza, chi – semplicemente – desidera che quel pezzo di costa venga lasciato in pace, restituito alla sua natura e al suo significato simbolico. Ora si chiede l’intervento immediato dell’amministrazione per controllare che tutto si svolga per il ripristino dello status quo ante e non per l’ultimazione dei lavori.




