Un lettore solleva dubbi sul sistema di consegna degli avvisi: tra spese di notifica e mancata digitalizzazione, la trasparenza è a rischio
“SI COMUNICA CHE LA TARI 2025 È IN CORSO DI CONSEGNA A MEZZO MESSO NOTIFICATORE E PERTANTO NON PUÒ ESSERE RITIRATA ALLO SPORTELLO. IN CASO DI MANCATA CONSEGNA O COMPIUTA GIACENZA POTRÀ ESSERE RITIRATA PRESSO L’UFFICIO TRIBUTI A PARTIRE DALL’01/10/2025”.
È questa la scritta che un lettore ha fotografato e inviato alla nostra redazione, Scritta che campeggia all’ufficio tributi, sollevando una domanda tanto semplice quanto pungente: perché non permettere ai contribuenti di ritirare l’avviso TARI direttamente allo sportello, oppure di riceverlo via PEC, senza ulteriori spese? La pec dovrebbe essere la regola mentre è l’eccezione, infatti viene utilizzata solo per chi la richiede.
La risposta, purtroppo, sembra essere altrettanto semplice: perché la notifica tramite messo rappresenta un’entrata. Una spesa aggiuntiva per ogni avviso, moltiplicata per migliaia di contribuenti, diventa una cifra considerevole per le casse comunali. Pensate che per i verbali di accertamento il costo arriva fino a 30 euro incluso la notifica.
Eppure, in un’epoca in cui la digitalizzazione dei servizi è ormai realtà, strumenti come la PEC o un semplice sportello online potrebbero garantire risparmio, efficienza e trasparenza. Molti comuni in Italia si sono già dotati di un “cassetto tributario” digitale, accessibile tramite SPID, dove il cittadino può scaricare avvisi, consultare scadenze e procedere direttamente al pagamento.
Agropoli, almeno per ora, sembra preferire la strada più onerosa, non tanto per l’ente quanto per i cittadini.
Secondo le disposizioni comunicate, infatti, il contribuente non può ritirare l’avviso TARI 2025 allo sportello, a meno che non si verifichi una mancata consegna o una “compiuta giacenza” presso il domicilio. Solo allora potrà recarsi all’Ufficio Tributi, ma non prima del 1° ottobre 2025.
Il dubbio — sollevato dal nostro lettore, ma condiviso da molti — è che questa modalità di gestione non sia più giustificabile, né sul piano dell’efficienza né su quello dell’equità. Con la rete a disposizione, la PEC gratuita per cittadini e professionisti, e le possibilità offerte dalla digitalizzazione, è legittimo chiedersi se le spese di notifica non siano diventate un comodo espediente per “fare cassa”.
In attesa di risposte ufficiali dal Comune, resta la sensazione di un’occasione mancata per snellire i processi, risparmiare soldi pubblici e — soprattutto — rispettare il tempo e le risorse dei cittadini.




