Terzo filone dell’inchiesta della Procura di Salerno: coinvolti ex amministratori, vigili e imprenditori. Gli annullamenti smentiti da prove fotografiche delle infrazioni
CAPACCIO PAESTUM – Non si ferma l’inchiesta sulle multe annullate nella città dei Templi. Dopo mesi di accertamenti, la Guardia di Finanza di Eboli, su delega della Procura di Salerno, ha aperto un nuovo capitolo dell’indagine che già da tempo scuote la politica e l’amministrazione comunale. Questa volta sono 62 le persone raggiunte da un avviso di conclusione delle indagini preliminari, firmato dal sostituto procuratore Alessandro Di Vico.
Le accuse, per tutti, restano gravi: falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, aggravata e in concorso. Tra i nomi finiti sotto la lente degli inquirenti compaiono due ex consiglieri comunali, due vigili urbani, un magistrato, diversi imprenditori e alcuni loro familiari. Secondo la Procura, avrebbero agito come istigatori nella formazione di falsi atti di annullamento delle sanzioni al Codice della Strada, predisposti materialmente dall’ex comandante della municipale Sofia Strafella, per la quale si procede in un fascicolo separato.
Si tratta del terzo filone dell’indagine che, come un mosaico sempre più complesso, si aggiunge a quelli già noti. Il primo coinvolgeva 19 persone, tra cui l’ex sindaco Franco Alfieri, in relazione agli annullamenti firmati dall’allora comandante Natale Carotenuto. Il secondo, invece, ha fatto emergere altre irregolarità attribuite proprio alla Strafella. In parallelo resta aperta l’inchiesta “madre”, che vede indagati anche l’impiegato comunale Giovanni Matonte e il vigile Andrea Marciano, accusati di falsità ideologica, frode e accesso abusivo ai sistemi informatici.
Al centro del nuovo filone ci sono 62 contravvenzioni elevate tra il 2019 e il 2022, con importi compresi tra i 42 e i 183 euro. Secondo gli investigatori, gli annullamenti in autotutela sarebbero privi di fondamento: in molti casi, infatti, gli stessi verbali sarebbero stati supportati da immagini fotografiche che provavano le infrazioni. Un sistema che, se confermato, avrebbe comportato un danno economico per le casse del Comune, privato degli introiti derivanti dalle sanzioni.
Ora gli indagati avranno 20 giorni per presentare memorie difensive o chiedere di essere ascoltati dal magistrato titolare del procedimento. Sarà poi la Procura a decidere se avanzare richieste di rinvio a giudizio o di archiviazione. Resta, in ogni caso, il principio della presunzione di innocenza per tutti gli indagati fino a un’eventuale sentenza definitiva.




