Il programma di Rai 3 torna sulla chiusura del Pronto Soccorso di Agropoli cittadini e amministratori si confrontano su proteste, responsabilità e possibili soluzioni
Le immagini arrivate nelle case degli italiani domenica 30 novembre hanno riportato alla ribalta una ferita ancora aperta per Agropoli: la chiusura del Pronto Soccorso e l’attesa, ormai lunga anni, di un servizio sanitario adeguato per un territorio vasto e popoloso.
Nel nuovo servizio di Report, il programma di Rai 3 condotto da Sigfrido Ranucci, l’inviato ha attraversato la Campania per analizzare la diffusione dei Pronto Soccorso e il progetto delle Case di Comunità, strutture pensate per colmare le carenze dei presidi d’emergenza. Tra le tappe, come anticipato dal giornale “Cilento Post”, c’è stata anche Agropoli.
Un ospedale chiuso e un PPI che non basta
Le telecamere hanno documentato lo stato dell’ex nosocomio agropolese. Dal Pronto Soccorso chiuso ormai da tempo si è passati all’attivazione del Punto di Primo Intervento, che non è altro che una guardia medica. Le immagini mostrano un presidio considerato insufficiente dai cittadini, soprattutto in una città che nei mesi estivi vede triplicare la popolazione.
Le voci della protesta
Nel servizio compare la testimonianza di Gisella Botticchio, organizzatrice della manifestazione dell’8 agosto che portò in piazza migliaia di persone per chiedere la riapertura del Pronto Soccorso. Presente anche il giornalista Arturo Calabrese, che negli ultimi anni ha documentato con continuità le criticità della sanità locale.
Il nodo politico e le spiegazioni del sindaco
Intervistato da Report, il sindaco Roberto Mutalipassi ha ribadito la sua proposta di coinvolgere soggetti privati per garantire un servizio pubblico. Un’idea che, come evidenziato nel servizio, non ha convinto l’ASL, il giornalista di Report e una parte significativa della comunità agropolese. Resta così aperto il dibattito su quale modello sanitario possa restituire ad Agropoli un presidio d’emergenza efficace e stabile.
La puntata ha riacceso l’attenzione su un tema che non riguarda solo Agropoli, ma molti territori italiani dove i servizi di emergenza continuano a ridursi, lasciando cittadini e amministratori in cerca di soluzioni sostenibili.




