Consiglio comunale infuocato e maggioranza divisa, la mozione contro il sindaco Paolino cade grazie all’astensione di cinque consiglieri di opposizione
Il Consiglio comunale di Capaccio Paestum si è trasformato, nel tardo pomeriggio, in un confronto teso che ha messo in luce una frattura politica ormai evidente. Al centro dello scontro c’era la mozione di sfiducia contro il sindaco Gaetano Paolino, una mossa annunciata da giorni e sostenuta da sette consiglieri di maggioranza in rottura con l’attuale linea amministrativa.
Sin dall’inizio della seduta il clima è apparso carico. Le critiche rivolte al primo cittadino sono state dirette e ripetute, con riferimenti personali e accuse che hanno sottolineato la profondità della spaccatura interna. Nonostante la spinta dei firmatari, la mozione non è passata. A decidere l’esito è stata l’astensione di cinque consiglieri di minoranza su sei, che hanno scelto di non “staccare la spina” all’Amministrazione, pur mantenendo il loro ruolo di opposizione.
Il voto ha mostrato una mappa politica complessa. A favore della mozione si sono espressi Angelo Quaglia, Antonio Agresti, Igor Ciliberti, Maria Rosaria Giuliano, Antonio Mastrandrea, Gianmarco Scairati, Eustachio Voza e Simona Corradino. Contro hanno votato il sindaco Gaetano Paolino e i consiglieri Adele Renna, Pamela Volpe e Luca Sabatella. Si sono invece astenuti Marianna Ruggiero, Luigi Delli Priscoli, Mimmo De Riso, Carmine Caramante e Fernando Maria Mucciolo.
Secondo fonti vicine alla destra e agli stessi Caramante e Mucciolo, la mozione non poteva essere votata poiché rappresentava “un ricatto nei confronti del sindaco e dell’intera comunità”. Una posizione che ha pesato sulla scelta finale e che ha alimentato il dibattito fuori e dentro l’aula. Per molti osservatori, infatti, la vicenda segna “un passo indietro della politica capaccese”, riflettendo un clima di tensione che va oltre lo scontro immediato.
Nei giorni precedenti alla seduta, l’opposizione, in sede di interlocuzione, aveva anche ipotizzato una propria mozione alternativa, diversa – sostenevano – dal “ricatto messo in atto dai dissidenti”. Un’idea che non ha trovato concretizzazione, ma che racconta quanto la situazione fosse già in movimento da tempo.
Ora resta aperta una domanda: con la maggioranza divisa, il prossimo voto sul bilancio, previsto tra meno di un mese, sarà davvero scontato? La seduta di oggi lascia pochi dubbi sulla fragilità degli equilibri politici, e le prossime settimane si annunciano tutt’altro che tranquille.




