Dopo anni di silenzio e fratture interne, il Partito Socialista torna al centro del dibattito cittadino, segnali di ricostruzione arrivano dalle ultime Regionali
Ad Agropoli il Partito Socialista Italiano potrebbe non essere più soltanto un capitolo archiviato. Nelle ultime settimane, infatti, si moltiplicano i segnali che lasciano intravedere la possibilità di una ripartenza politica, dopo anni segnati da divisioni, abbandoni e scelte che ne avevano decretato l’implosione.
La frattura si era consumata subito dopo le elezioni amministrative, quando il candidato del PSI — oggi presidente del Consiglio comunale — decise di lasciare il partito all’indomani del voto. Una scelta che di fatto chiuse l’esperienza socialista locale, ridotta a una parentesi elettorale breve e senza continuità. Da quel momento, il PSI ad Agropoli è rimasto ai margini della scena politica.
Il quadro è mutato in occasione delle ultime elezioni regionali. Il sostegno aperto e senza ambiguità ai candidati socialisti Andrea Volpe ed Elio Guadagno da parte dell’assessore Elvira Serra ha rappresentato un segnale politico netto, in controtendenza rispetto alle scelte di altri esponenti locali.
Diversa, infatti, la posizione di Di Biasi, che ha sostenuto Federico Conte, candidato del Partito Democratico, sancendo una rottura definitiva con il progetto socialista cittadino. Una scelta che ha chiarito ulteriormente gli assetti politici, ma che al tempo stesso ha lasciato spazio a nuove ipotesi di riorganizzazione.
Oggi l’idea di riaprire la sede del PSI e ricostruire una presenza politica strutturata non appare più irrealistica. Non si tratta di un’operazione nostalgica, ma della possibilità di restituire continuità a una tradizione che ad Agropoli ha avuto un peso storico e che difficilmente può essere liquidata come un episodio occasionale.
Se il PSI dovesse davvero ripartire, la sfida sarà evitare gli errori del passato: personalismi, utilizzo strumentale del simbolo e assenza di una visione di lungo periodo. Solo così il socialismo locale potrà tornare a essere un soggetto politico credibile e non l’ennesima sigla accesa e spenta nel tempo di una candidatura.
