L’assessora regionale critica il DPCM attuativo della legge 131 del 2025, criteri altimetrici penalizzanti, possibile taglio fino al 30% dei Comuni montani campani e dei fondi nazionali
I nuovi criteri di classificazione dei Comuni montani previsti dalla Legge sulla Montagna rischiano di penalizzare duramente la Campania e di escludere territori fragili che incarnano pienamente il concetto costituzionale di montanità. A lanciare l’allarme è Maria Carmela Serluca, assessora all’Agricoltura della Regione Campania, intervenuta nel dibattito sul DPCM attuativo della Legge n. 131 del 12 settembre 2025.
Il decreto, fondato su nuovi parametri altimetrici e di pendenza, è stato al centro della recente riunione della Commissione Politica per la montagna della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, coordinata dalla Valle d’Aosta, alla quale hanno preso parte gli assessori regionali competenti.
«I criteri proposti – ha dichiarato Serluca – sono fortemente penalizzanti e rischiano di escludere fino al 30% degli attuali Comuni montani della Campania, con una conseguente e grave riduzione dei fondi nazionali destinati a questi territori». Secondo l’assessora, la montanità non può essere definita esclusivamente da elementi tecnici come altitudine e pendenza, ma deve includere fattori socio-economici determinanti: accesso ai servizi, reddito medio, spopolamento, marginalità e fragilità infrastrutturale.
Nel mirino dell’esponente regionale anche l’impianto complessivo della norma, ritenuto distorsivo: «Il paradosso è che il nuovo modello includerebbe centri storicamente non riconosciuti come montani, dotati di servizi e collegamenti adeguati, ed escluderebbe invece Comuni realmente fragili, penalizzati solo da quote altimetriche o pendenze inferiori».
Una posizione condivisa anche a livello nazionale. Nel corso della Conferenza Unificata del 15 gennaio scorso, infatti, anche il presidente Roberto Fico ha ribadito il parere contrario all’impostazione del decreto attuativo.
«Attendiamo a giorni una nuova bozza del DPCM – ha concluso Serluca – che dovrebbe introdurre correttivi ai requisiti di classificazione. Ribadiamo però con forza che la montagna non è solo un dato altimetrico. Ignorare la complessità economica e sociale di questi territori significa rischiare di consolidare i divari territoriali, in Campania come nel resto del Paese».




