Il Tar Lazio accoglie il ricorso dell’ufficiale dei Carabinieri indagato per presunto depistaggio: «Quadro indiziario fragile». Attesa la decisione sul rinvio a giudizio
Il Tar Lazio annulla la sospensione dal servizio disposta nei confronti del colonnello dei Carabinieri Fabio Cagnazzo, coinvolto nell’inchiesta della Procura di Salerno sul presunto depistaggio delle indagini relative all’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo.
La Sezione Prima Bis del Tribunale amministrativo regionale di Roma ha accolto il ricorso presentato dall’ufficiale contro il decreto dirigenziale del 10 ottobre 2025, con il quale la Direzione generale per il personale militare del Ministero della Difesa aveva disposto la sospensione precauzionale facoltativa dall’impiego, a causa del procedimento penale pendente. Un provvedimento che avrebbe comportato non solo l’allontanamento dal servizio, ma anche la perdita del grado.
Alla base della decisione del Tar vi sono i recenti pronunciamenti della Corte di Cassazione, che hanno annullato la misura cautelare nei confronti di Cagnazzo e disposto il rinvio al Tribunale del Riesame. Secondo i giudici amministrativi, tali decisioni mettono in evidenza «la fragilità del quadro indiziario», elemento che impone all’amministrazione della Difesa di «rifare le valutazioni» alla luce del nuovo contesto giudiziario.
L’accoglimento del ricorso, tuttavia, dovrà essere confermato nel merito nel corso di un’udienza fissata per il prossimo 28 ottobre, quando il Tar si pronuncerà definitivamente, anche alla luce di eventuali nuove motivazioni fornite dal Ministero della Difesa.
Nel frattempo, il quadro giudiziario resta in evoluzione. Entro febbraio, infatti, il Gup del Tribunale di Salerno dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio per Cagnazzo e per gli altri indagati nell’inchiesta sull’omicidio Vassallo. Inoltre, nelle prossime settimane sono attese anche le motivazioni della Cassazione che hanno portato all’annullamento del provvedimento cautelare, passaggio che potrebbe incidere ulteriormente sull’intera vicenda.
Una decisione, quella del Tar, che segna un punto fermo sul piano amministrativo, ma che lascia ancora aperti tutti i nodi giudiziari legati a uno dei casi più delicati e controversi della cronaca campana degli ultimi anni.




