Il consigliere di maggioranza prende posizione dopo la revoca delle deleghe ad Antonio Giglio e lancia un appello al sindaco: “Abbassiamo i toni, serve unità”
Si prova a stemperare i toni, ma le parole pesano come macigni. A Castelnuovo Cilento interviene il consigliere di maggioranza Gennaro Morinelli, che rompe il silenzio dopo la revoca delle deleghe al collega di maggioranza Antonio Giglio, esprimendo forte preoccupazione per il clima politico che si sta creando all’interno dell’amministrazione comunale.
«Si sta creando un clima politico che mi preoccupa sinceramente», afferma Morinelli, definendo la decisione del sindaco un segnale che «non possiamo far finta di non vedere». Secondo il consigliere, la revoca sarebbe stata motivata dalla partecipazione di Giglio all’open day dell’Istituto Ancel Keys e dal fatto di averne parlato pubblicamente, gesto ritenuto “esorbitante” rispetto alla delega conferita.
Parole che segnano una frattura evidente: «Faccio fatica a riconoscere in questa decisione il Gianluca con cui abbiamo iniziato questo percorso amministrativo. Non riconosco il mio amico e Sindaco», sottolinea Morinelli, ricordando il primo anno di amministrazione come una fase di unità, risultati concreti e coinvolgimento della cittadinanza.
Il cambio di passo, secondo il consigliere, è netto e preoccupante: «Decisioni calate dall’alto, punizioni politiche e un clima diventato divisivo e intimidatorio». Da qui la piena solidarietà ad Antonio Giglio e l’allarme per una maggioranza che rischia spaccature «che possono diventare insanabili».
Morinelli lancia quindi un appello diretto al primo cittadino: «Fermiamoci un attimo, abbassiamo i toni e torniamo a un clima di confronto sereno e rispettoso». Un richiamo forte al senso di comunità: «Castelnuovo Cilento è una comunità piccola che non ha bisogno di prove di forza, ma di unità, dialogo e buon senso».
Infine la richiesta esplicita al sindaco: riconsiderare la decisione e restituire le deleghe ad Antonio Giglio, «un ragazzo giovane che ha sempre dimostrato partecipazione e attenzione verso la comunità». Perché, conclude Morinelli, «punire l’impegno e la partecipazione non rafforza le istituzioni, le indebolisce».




