Dal Piano di Assetto del Demanio alla posidonia spiaggiata fino al porto, scelte strategiche adottate senza confronto pubblico e senza tutele chiare per pesca e comunità locali
La gestione del demanio marittimo nel Comune di Agropoli evidenzia una progressiva distanza tra ciò che dovrebbe essere oggetto di indirizzo politico e confronto pubblico e ciò che, nei fatti, viene deciso attraverso atti amministrativi adottati in Giunta. Una distanza che non riguarda singole scelte isolate, ma un metodo ormai ricorrente, che svuota il ruolo del Consiglio Comunale, marginalizza le commissioni e riduce la partecipazione della cittadinanza a un elemento puramente formale.
Il Piano di Assetto del Demanio, le concessioni portuali, la gestione della posidonia spiaggiata e la tutela delle attività tradizionali come la pesca professionale sono temi strutturali, non emergenze occasionali. Sono questioni che incidono sull’assetto urbano, sull’economia locale, sull’ambiente e sull’identità stessa della città. Eppure, proprio questi temi vengono sistematicamente sottratti a un confronto politico reale.
Il caso della posidonia spiaggiata è emblematico. La questione viene annunciata come oggetto di imminente discussione, rinviata più volte, mai affrontata in modo organico, fino all’adozione di una delibera attuativa a ridosso della stagione turistica. Un intervento emergenziale, privo di una visione di lungo periodo e di un confronto pubblico su alternative e criteri ambientali.
A questa debolezza si affianca una evidente incapacità comunicativa. Le scelte sul demanio non vengono spiegate né condivise. Cittadini, associazioni, operatori economici e ambientali restano spettatori di decisioni che emergono direttamente dagli atti amministrativi.
Questa impostazione trova conferma nella vicenda del molo di sottoflutto del porto. Il Comune ha presentato un’istanza di concessione ventennale con destinazione d’uso turistico-ricreativa, senza un confronto preventivo con le categorie interessate.
Lo specchio acqueo resterà ai pescatori perché non di competenza comunale. Tuttavia, l’utilizzo degli spazi attigui, oggi fondamentali per il deposito di reti, cime e attrezzature, non è tutelato negli atti. Mancano riserve formali e garanzie esplicite per la marineria locale.
Ancora una volta, il problema non è solo il contenuto dell’atto, ma il metodo. Una concessione ventennale avrebbe richiesto indirizzo politico, discussione pubblica e confronto con i pescatori. Nulla di tutto questo risulta essere avvenuto.
L’uso reiterato delle delibere di Giunta su materie strategiche assume così un carattere politicamente opaco. Il Consiglio viene marginalizzato e la partecipazione esclusa.
Quando mancano programmazione, comunicazione e tutela delle categorie produttive locali, il problema diventa politico. Continuare su questa strada significa allontanare la città dalle istituzioni e compromettere la fiducia nella gestione dei beni pubblici.
Di Luca Buccheri




