Scomparso nel 1991 nel mare di Castellabate insieme a un amico, nessun corpo ritrovato e troppi interrogativi ancora senza risposta
Riaprire un caso di cronaca rimasto senza verità per oltre tre decenni. È questo l’obiettivo di Marianna Pepe, sorella di Massimo Pepe, scomparso il 31 marzo 1991 sulla spiaggia di Castellabate in circostanze mai del tutto chiarite.
Massimo aveva 18 anni. Quel giorno di Pasqua si trovava in gita con alcuni amici. Nel pomeriggio si allontanò dalla comitiva insieme a Ciro. Secondo le cronache dell’epoca, i due sarebbero saliti su una piccola barca senza remi, finendo alla deriva. I loro corpi non sono mai stati ritrovati.
Una versione che la famiglia non ha mai accettato.
Pochi mesi prima, i Pepe erano già stati colpiti da un altro dramma: Gianni, terzo fratello, era stato ucciso a 21 anni durante una rapina per sottrargli la moto. Due tragedie ravvicinate, due figli strappati alla stessa famiglia.
«Massimo aveva paura del mare, non sarebbe mai salito su quella barca», è la convinzione che accompagna da sempre i familiari. Il sospetto è che qualcuno sappia e non abbia mai parlato.
Per questo è nata l’associazione “Rubati al tempo” e un libro omonimo scritto da Marianna Pepe. Un racconto autobiografico che ripercorre la morte di un fratello e la scomparsa dell’altro, ma anche il percorso interiore di chi resta. Non solo esposizione dei fatti, ma denuncia di quella che viene definita una vicenda di malagiustizia.
All’epoca, il fascicolo fu seguito dalla Procura di Vallo della Lucania. Secondo la famiglia, le indagini non riuscirono a fare piena luce su quanto accaduto. E negli anni successivi non sono mancate ombre e polemiche.
Oggi, a 36 anni di distanza, la richiesta è chiara: riaprire il caso. Perché il tempo può scorrere, ma il bisogno di verità non si cancella.




