Il consigliere di opposizione lascia l’incarico nell’Unione dei Comuni Paestum Alto Cilento e denuncia un organismo svuotato di ruolo: poche sedute, nessun confronto e dubbi sulla Centrale unica di committenza
Raffaele Pesce, consigliere di opposizione al Comune di Agropoli, ha rassegnato le dimissioni dal ruolo di consigliere dell’Unione dei Comuni Paestum Alto Cilento. Una decisione che non si limita al gesto formale, ma che si accompagna a una dura presa di posizione sul funzionamento dell’organismo sovracomunale. Qualcosa è cambiato e l’azione politica del consigliere Pesce sembra aver registrato un’accelerazione evidente, un passaggio che non è sfuggito a molti osservatori e, in particolare, ai suoi sostenitori.
Secondo Pesce, l’Unione dei Comuni sarebbe ormai ridotta a un ente che si riunisce raramente e quasi esclusivamente per ratificare atti contabili. «Il consiglio, invece, non si riunisce se non per l’indispensabile: la ratifica dei bilanci. È una farsa, in danno alla democrazia», afferma l’ex consigliere unionale nella comunicazione con cui annuncia la sua uscita.
Pesce ricorda come nel 2025 il consiglio dell’Unione si sia riunito una sola volta, il 30 dicembre nel Palazzo Baronale di Torchiara. Una circostanza che, secondo il consigliere, si ripeterebbe da anni: anche nel 2024 una delle pochissime sedute fu convocata il 31 dicembre. Un calendario che, a suo dire, rende di fatto impossibile un reale confronto politico e amministrativo.
Non solo. Pesce denuncia anche modalità di convocazione e accesso agli atti che definisce problematiche. La comunicazione per la seduta del 30 dicembre 2025, spiega, sarebbe arrivata tramite pec il 24 dicembre, con i documenti consultabili solo presso l’ufficio segreteria dell’Unione ad Agropoli. Un periodo che coincideva però con le festività natalizie e con gli uffici chiusi, lasciando di fatto pochissimo tempo utile per esaminare gli atti.
Nel corso di quella seduta Pesce si è astenuto sulla convalida dei rappresentanti del Comune di Capaccio Paestum e ha votato contro tutti gli altri punti all’ordine del giorno, tra cui variazioni di bilancio, rendiconto 2024 e bilancio armonizzato 2025-2027. Il voto contrario, spiega, è legato anche alle criticità finanziarie segnalate dal revisore dei conti e al mancato rispetto dello Statuto dell’Unione, che prevede almeno due sedute annuali del Consiglio.
Tra i temi sollevati dal consigliere anche l’assenza, nel bilancio unionale, di progetti strategici per il territorio, come la realizzazione di un canile comprensoriale. «Ne parlo da tre anni – sottolinea – ma ricevo solo risposte vuote, mentre i Comuni continuano a pagare circa 150mila euro l’anno per il servizio presso strutture convenzionate fuori provincia».
Pesce evidenzia inoltre come le richieste di discussione su questioni di interesse territoriale non abbiano trovato spazio nelle sedi dell’Unione. Tra queste anche la proposta di affrontare il tema dell’impianto di biometano previsto nel territorio di Ogliastro Cilento, per il quale aveva chiesto formalmente la convocazione di una seduta consiliare o di una conferenza dei rappresentanti. Richieste che, secondo quanto riferisce, non avrebbero ricevuto risposta dalla presidenza dell’Unione.
Nel mirino anche il ruolo della Centrale Unica di Committenza, unico vero strumento operativo dell’ente secondo Pesce, ma il cui utilizzo solleva interrogativi. Il consigliere cita, tra gli esempi, la procedura di gara per la riqualificazione energetica della pubblica illuminazione di Agropoli – oltre due milioni di euro – la cui aggiudicazione alla società Dervit SpA è stata successivamente revocata.
Per Pesce, la questione è più ampia e riguarda la natura stessa dell’Unione dei Comuni. «Non basta una Centrale Unica di Committenza per tenere in vita una Unione di Comuni», osserva, sostenendo che i Comuni aderenti non avrebbero di fatto delegato funzioni e servizi reali all’ente.
Da qui la conclusione, amara ma netta: «Una Unione sprovvista di delega di funzioni e di un reale bilancio è, di fatto, una Unione inesistente».
Pesce parla apertamente di un organismo che avrebbe perso la sua funzione originaria di coordinamento territoriale, riducendosi – a suo dire – a uno strumento utile soprattutto per operazioni amministrative e di bilancio.
«Io non ci sto – conclude – e per protesta contro questo andamento rassegno le mie dimissioni da consigliere unionale, in un consiglio esautorato e svilito di ogni potere e prerogativa».


