Dalla riunione sul vincolo cimiteriale emerge un dettaglio singolare: la presenza annotata del consigliere Bruno Bufano, con tanto di firma su un verbale della commissione di cui non fa parte
Ad Agropoli continua a far discutere la vicenda legata alla proposta di riduzione del vincolo cimiteriale, tema che nelle ultime settimane ha acceso il dibattito politico cittadino e che Cilento Post ha già raccontato in modo approfondito.
Il punto di partenza è la riunione della Commissione Urbanistica convocata nel giorno di martedì grasso, lo scorso 17 febbraio, proprio per affrontare la questione della diminuzione del limite di edificabilità nelle aree vicine al cimitero.
Prima di entrare nel merito dell’episodio, è utile ricordare la composizione della commissione.
La presidenza è affidata al consigliere Pietro Paolo Marciano; fanno parte della maggioranza anche Nicola Comite e Maurizio Abagnale, mentre l’opposizione è rappresentata dai consiglieri Massimo La Porta e Raffaele Pesce.
Come spesso accade nella prassi amministrativa, è possibile che altri consiglieri o membri dell’amministrazione partecipino alle sedute delle commissioni in qualità di uditori. Una presenza che, pur non essendo prassi, non è certo un fatto eccezionale.
Il punto che ha acceso la polemica riguarda però proprio ciò che è stato messo nero su bianco nel verbale della seduta, redatto a mano e successivamente protocollato.
Nel documento, infatti, viene inizialmente annotata la presenza del consigliere di maggioranza Bruno Bufano, che non fa parte della Commissione Urbanistica. Una presenza che, risulta anche dalla firma.
Fin qui si potrebbe parlare di una semplice annotazione corretta in corso d’opera. Il dettaglio che ha sollevato più di un interrogativo è però un altro: sullo stesso verbale compare comunque la firma del consigliere Bufano, nonostante non sia componente della commissione.
Il documento è stato reso pubblico ieri dal consigliere di minoranza Raffaele Pesce, che nel diffonderlo ha lasciato intendere la presenza di un vero e proprio “intruso” all’interno della seduta della commissione.
Un episodio che, al di là delle interpretazioni politiche, aggiunge un nuovo capitolo alla già complessa vicenda del vincolo cimiteriale.
Perché se la politica spesso vive di sfumature e interpretazioni, i verbali amministrativi dovrebbero essere il luogo della massima chiarezza.
E quando una presenza viene prima scritta, poi ratificata dalla firma , più che una svista sembra quasi una scena degna del miglior “pasticciaccio burocratico”. Una di quelle situazioni in cui, alla fine, la domanda resta sospesa: Perché apporre la firma sul verbale?


