Dopo il sequestro della discarica di 12mila metri quadri a Foce Sele, la società interviene nel dibattito: “Servono infrastrutture per gestire i reflui, non bastano controlli e sequestri”
A pochi giorni dal maxi sequestro di una discarica abusiva di circa 12.000 metri quadri nell’area di Foce Sele, la Piana del Sele torna al centro dell’attenzione per l’emergenza ambientale legata alla gestione dei reflui provenienti dagli allevamenti bufalini. Una criticità che, secondo diversi osservatori, continua a ripresentarsi ciclicamente e che difficilmente può essere risolta soltanto con operazioni di polizia.
Sul tema interviene Paestum Energia Futura Srl, la società che ha presentato il progetto per la realizzazione di un impianto a biometano in via Gaiarda, attualmente in fase di autorizzazione nell’ambito della Conferenza di Servizi.
“Quanto accaduto nell’ultimo fine settimana – spiegano dalla società – rappresenta l’ennesimo segnale di una situazione che non può più essere tollerata. Gli scarichi abusivi di liquami bufalini nei canali finiscono nei fiumi e poi nel mare. I controlli e i sequestri sono necessari, ma non possono bastare: occorrono infrastrutture adeguate per gestire gli enormi volumi di reflui prodotti quotidianamente dal comparto bufalino”.
Secondo i dati della Regione Campania, nel Mezzogiorno soltanto il 16% dei reflui zootecnici viene trattato attraverso biodigestori, mentre nel Nord Italia la percentuale raggiunge il 70%. Proprio per ridurre questo divario, la Regione ha previsto un piano da 200 milioni di euro destinato alla realizzazione di 50 impianti a biometano sul territorio campano.
“Non stiamo proponendo qualcosa di straordinario – aggiungono dalla società – ma ciò che in gran parte d’Italia è già realtà da anni e che la stessa Campania individua come una priorità strategica”.
Paestum Energia Futura sottolinea inoltre la disponibilità al confronto pubblico, anche con le associazioni ambientaliste che nelle ultime settimane hanno espresso osservazioni sul progetto.
“Chi chiede trasparenza, rigore tecnico e dialogo con il territorio troverà in noi un interlocutore disponibile – proseguono dalla società – perché riteniamo che un impianto di biometano debba essere progettato con standard elevati e nel pieno rispetto delle comunità locali. È esattamente l’impostazione che abbiamo seguito”.
Il progetto presentato in Conferenza di Servizi prevede strutture completamente chiuse, vasche monolitiche a doppia membrana, sistemi di monitoraggio con sensori dedicati, tecnologie per l’abbattimento delle emissioni e un piano agronomico per l’utilizzo del digestato come fertilizzante naturale.
“Il biometano realizzato secondo criteri moderni è proprio quello che proponiamo – spiegano dalla società – un impianto dimensionato sulle reali esigenze del territorio, con lavorazioni in ambienti confinati e con il recupero di sostanza organica utile ai suoli agricoli. Tutta la documentazione, comprese le relazioni su impatto odorigeno, acustico e paesaggistico, è stata depositata presso gli enti competenti ed è consultabile. Nei prossimi giorni promuoveremo ulteriori iniziative di trasparenza e coinvolgimento dei cittadini”.
Sulla stessa linea interviene anche il presidente della Cooperativa Agricola Paestum di Spinazzo, realtà storica che riunisce circa 200 soci tra agricoltori e allevatori del territorio.
“Gli allevatori sono i primi a voler trovare una soluzione – spiega – perché ogni giorno conviviamo con il problema dei reflui e sappiamo bene che lo spandimento tradizionale non è più sufficiente. Un impianto moderno, pulito e controllato non rappresenta una minaccia per il territorio, ma può diventare uno strumento concreto per tutelarlo”.




