Dubbi su vincoli paesaggistici, rischi sanitari e difformità urbanistiche. Residenti e operatori turistici temono conseguenze per territorio, attività agricole e strutture ricettive
Aumenta la preoccupazione tra cittadini e operatori del territorio di Capaccio Paestum per il progetto di realizzazione di un impianto a biomassa in via Gaiarda, ritenuto da molti non adeguatamente garantito sotto il profilo sanitario, ambientale e urbanistico.
Secondo quanto evidenziato da residenti e tecnici che hanno analizzato la documentazione progettuale, emergerebbero diverse criticità che riguardano sia il contesto paesaggistico sia gli aspetti tecnici e normativi dell’intervento.
Criticità paesaggistiche
Tra i punti contestati vi è la descrizione dell’area come zona con poche abitazioni sparse e quindi compatibile con attività industriali. Una ricostruzione ritenuta fuorviante da chi vive sul territorio, dove sono presenti aziende agricole e casearie, abitazioni, ville residenziali e numerose strutture ricettive frequentate anche da clientela internazionale.
Nella zona sorgono infatti strutture come Villa Andrea, il Residence Giancasare e diversi B&B situati in collina o immersi nel paesaggio rurale.
L’ufficio Urbanistica avrebbe inoltre già indicato che l’area risulta sottoposta a vincolo di tutela paesaggistica ai sensi del Decreto Legislativo 42/2004 e a vincolo di protezione dei corpi idrici, condizioni che secondo i cittadini renderebbero incompatibile la realizzazione dell’impianto, nonostante l’iter autorizzativo sia proseguito.
Ulteriore elemento di attenzione riguarda la vicinanza a siti di rilevanza internazionale:
- il Parco archeologico di Paestum, distante circa 2,3 chilometri
- il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, a poco più di un chilometro
Un’area riconosciuta come Patrimonio UNESCO, Riserva della Biosfera e Geoparco Globale, già interessata in passato da importanti scoperte archeologiche.
Criticità tecniche
Tra le osservazioni più rilevanti viene segnalata l’assenza di calcoli per il dimensionamento di alcuni impianti e la mancanza di elaborati relativi alle reti tecnologiche.
In particolare non sarebbero presenti schemi dettagliati per il trattamento delle acque meteoriche, con il rischio che eventuali acque percolaticce possano essere convogliate nei canali consortili e quindi nei recettori ambientali più sensibili.
Preoccupazione anche per l’utilizzo della pollina, considerata una delle biomasse a maggiore impatto odorigeno, e per i possibili rischi sanitari legati alla produzione di bioaerosol, valutati – secondo le osservazioni – solo su dati bibliografici e non su analisi specifiche del sito.
Dubbi anche sulla quantità di biomassa che potrebbe essere stoccata nell’impianto, che secondo alcune valutazioni potrebbe risultare superiore a quella effettivamente trattata.
Criticità urbanistiche
Ulteriori rilievi riguardano la compatibilità con il Regolamento Urbanistico Edilizio Comunale del 2018, che per impianti di questa tipologia prevede distanze minime di 30 metri dai confini e 100 metri dalle abitazioni sparse.
Nel progetto, secondo quanto segnalato, alcuni fermentatori risulterebbero collocati a distanze inferiori rispetto a quelle previste dalla normativa.
Contestata anche la classificazione di alcuni edifici come “volumi tecnici”, categoria che dovrebbe riguardare esclusivamente spazi privi di autonomia funzionale destinati al servizio di altri fabbricati.
Infine viene evidenziata una carenza infrastrutturale dell’area, ritenuta da diversi cittadini non idonea ad ospitare un impianto industriale di questo tipo.
La vicenda continua a suscitare attenzione e preoccupazione tra residenti, operatori turistici e imprenditori agricoli, che chiedono verifiche approfondite prima di qualsiasi decisione definitiva.


