Alla Chiesa Madonna del S.S. Soccorso l’esposizione fotografica ripercorre dal 1974 la processione di San Michele Arcangelo, tra memoria, identità e patrimonio immateriale
La mostra “MIKHA’EL – Il Rito e la Casa”, ospitata presso la Chiesa Madonna del S.S. Soccorso, rappresenta un’importante occasione di riflessione sul valore antropologico del culto di San Michele Arcangelo per la comunità di Olevano sul Tusciano. Attraverso le fotografie di Alfonso Apostolico, che documentano la processione sin dal 1974, l’esposizione si configura come un dispositivo di memoria collettiva capace di restituire la profondità simbolica di un rito radicato nel tempo.
L’iniziativa nasce da un’idea di Martina Caiazzo, sostenuta dal patrocinio della Confraternita del Santissimo Sacramento, dell’AICS e della Parrocchia S.S. Lucia ed Eusterio, nonché dal patrocinio morale del Comune di Olevano sul Tusciano, della Provincia di Salerno, dell’Ecomuseo dei Picentini – Le terre della felicità e del GAL Colline Salernitane, si inserisce in un contesto di valorizzazione condivisa del patrimonio culturale locale.
Dal punto di vista antropologico, la processione di San Michele non è soltanto un evento religioso, ma un vero e proprio sistema di significati condivisi, in cui si intrecciano dimensione sacra, identità territoriale e appartenenza comunitaria. I gesti rituali, le posture dei portatori, la partecipazione corale dei fedeli e la scansione sonora della processione costruiscono un linguaggio simbolico attraverso cui la comunità rinnova periodicamente il proprio legame con il sacro e con la propria storia.
La mostra evidenzia come il rito si configuri anche come spazio di trasmissione intergenerazionale. Le immagini raccolte testimoniano la continuità di pratiche e ruoli, ma anche le trasformazioni intervenute nel corso dei decenni, restituendo una tradizione viva, capace di adattarsi senza perdere la propria funzione identitaria. In tal senso, la processione diventa un momento di riattualizzazione della memoria, in cui il passato viene rievocato e reinterpretato alla luce del presente.
Particolarmente significativo è il rapporto tra rito e spazio. Il percorso processionale contribuisce a sacralizzare il territorio, trasformando il paesaggio in un palinsesto di significati religiosi e culturali. La “casa” evocata nel titolo rimanda proprio a questa dimensione: non solo spazio fisico, ma luogo di appartenenza e riconoscimento collettivo.
In questo quadro, l’iniziativa assume un valore che trascende la semplice documentazione fotografica, configurandosi come un atto di salvaguardia del patrimonio immateriale e come espressione di una comunità che, attraverso il rito, continua a riconoscersi e a raccontarsi nel tempo.
Di Cosmo Nicolino




