All’alba è scattata una vasta operazione della DDA di Salerno contro un’organizzazione accusata di traffico di droga, armi da guerra, estorsioni e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina
Maxi operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno che, alle prime luci dell’alba di lunedì 25 maggio, ha eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di 23 persone, di cui 19 condotte in carcere e 4 poste agli arresti domiciliari.
L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore della DDA di Salerno, Federica Fittipaldi, ha interessato l’Agro nocerino-sarnese ma si è estesa anche alla Sicilia e alla Croazia, facendo emergere un presunto sistema criminale attivo su più fronti e con collegamenti internazionali.
Le accuse: droga, armi, estorsioni e metodo mafioso
Secondo gli investigatori, il gruppo sarebbe stato coinvolto in traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni, tentati omicidi, violenze private, detenzione illegale di armi da guerra e introduzione di telefoni cellulari all’interno delle carceri.
Tra i destinatari del provvedimento figura Nicola La Rocca, già detenuto, ritenuto dagli inquirenti il vertice dell’organizzazione. Coinvolti anche Giovanni Stellato, Antonio D’Angelo e Francesco Trotta.
Gran parte delle contestazioni risulta aggravata dal metodo mafioso.
La base a Sarno e il traffico internazionale di stupefacenti
Le indagini hanno individuato a Sarno il principale centro operativo dell’organizzazione, impegnata soprattutto nel traffico di droga sia sul territorio locale sia fuori regione.
Una svolta investigativa era arrivata nel dicembre 2024, quando un affiliato di 51 anni venne arrestato a Palermo con un carico di circa 80 chilogrammi di hashish. Da quell’episodio gli investigatori hanno ricostruito una rete di approvvigionamento e distribuzione particolarmente strutturata.
Armi da guerra importate dalla Croazia
Tra gli aspetti più inquietanti emersi dall’inchiesta figura l’importazione dalla Croazia di un arsenale composto da kalashnikov, fucili mitragliatori israeliani, pistole e centinaia di munizioni.
L’episodio contestato risale all’aprile 2024, quando Antonio Corrado venne fermato a Gorizia insieme al presunto fornitore delle armi.
Ordini dal carcere attraverso cellulari clandestini
Le attività investigative hanno inoltre documentato episodi avvenuti all’interno del carcere di Perugia tra luglio e agosto 2024.
Secondo l’accusa, un detenuto sarebbe stato aggredito per essersi opposto alla condivisione della cella con Nicola La Rocca. Attraverso un telefono cellulare introdotto illegalmente in carcere, il presunto boss avrebbe continuato a impartire direttive e a coordinare le attività del gruppo criminale dall’interno della struttura penitenziaria.
Mille richieste false per favorire l’immigrazione clandestina
Un altro filone investigativo riguarda il presunto favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Gli indagati avrebbero presentato oltre mille richieste fittizie al Ministero dell’Interno durante il cosiddetto “click day”, simulando rapporti di lavoro inesistenti per ottenere nulla osta all’ingresso e ricongiungimenti familiari per cittadini extracomunitari.
Contestato anche un tentato omicidio
Tra i fatti più gravi contestati figura il tentato omicidio avvenuto il 2 luglio 2023 a Sarno. Sei persone sarebbero coinvolte nell’agguato armato ai danni di un uomo che riuscì a salvarsi reagendo all’attacco.
Tra gli indagati compare anche Alessandro Pignataro, figlio del defunto boss Antonio Pignataro.
L’operazione è stata condotta grazie al lavoro congiunto della DDA di Salerno, del SISCO, del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e alla collaborazione delle autorità croate, con il supporto di Eurojust e della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.


