Da un lato l’America di Trump, dall’altro la Russia di Putin, sullo sfondo la Cina di Xi Jinping, in mezzo c’è l’Unione Europea
Di Federico Autunno
Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca con un discorso assai prevedibile: ha promesso di far tornare grande l’America attraverso una politica che sostanzialmente è nazionalista, isolazionista sul piano economico e commerciale, antiambientalista sul piano energetico. La ricetta la conosciamo già poiché abbiamo avuto modo di sperimentarla durante il suo primo mandato, ed è rimasta fondamentalmente invariata; è del tutto prevedibile che tra i primi provvedimenti dell’amministrazione Trump sul fronte economico ci sarà l’introduzione di dazi secondo le ben note, e forse anche un po’ fuori dai tempi, logiche della politica economica protezionista, tipicamente di destra. Nel suo discorso d’insediamento, Trump ha anche fatto capire che sarà un’America più “disinteressata” alle questioni internazionali e maggiormente concentrata su se stessa, quindi meno interventista, con tutti gli sviluppi, positivi o negativi, che ne possono derivare.
TRUMP E L’INSOFFERENZA VERSO L’EUROPA UNITA
Da un lato l’America di Trump, dall’altro la Russia di Putin, sullo sfondo la Cina di Xi Jinping. In mezzo c’è l’Unione Europea, stretta nella morsa dei nazionalismi e con una guerra che irrompe da più di due anni ai suoi confini; è un’Europa fragile, divisa, pervasa da sovranismi in rapida crescita, troppo spesso incapace, e talvolta impotente, nel rivestire un ruolo da protagonista sulle grandi questioni internazionali, e più spiccatamente su quelle che la interessano da vicino. È un’Europa fragile e, allo stesso tempo, essenziale per gli equilibri interni ed esterni degli Stati membri: difficilmente si riesce a immaginare cosa sarebbe l’Europa di oggi se non vi fosse l’Unione Europea, con i suoi notevoli pregi troppo spesso ignorati. Il processo di integrazione europea è, oggi, ostacolato sia dall’interno che dall’esterno: sovranismi e nazionalismi di vario genere uniti ad una strategia destabilizzante condotta dalle superpotenze mondiali rappresentano una solida alleanza volta a frantumare l’unione politica ed economica dell’Europa, quindi indebolirla per favorirne la vulnerabilità e la soggiogazione secondo i propri interessi. È in questo quadro che bisogna leggere i finanziamenti di Mosca al partito di Salvini, forse interrotti ma solo a seguito dell’aggressione illegale dell’Ucraina; è in questo scenario che bisogna interpretare l’unità d’intendi e i rapporti sempre più stretti tra l’attuale Presidente del Consigli e la politica di Trump, con alcuni personaggi di spicco come Elon Musk.
IL SOVRANISMO DELLE DESTRE EUROPEE SI FERMA ALL’UBBIDIENZA
Le destre estremiste che abbiamo avuto modo di conoscere in Europa, tra cui quella italiana attualmente al governo, sono sovraniste a tempo determinato: il loro sovranismo si ferma all’ubbidienza. Sono forti con i deboli, e incredibilmente deboli con i forti: capaci di far la voce grossa quando c’è da cavalcare l’onda della propaganda contro gli immigrati, ma incapaci di far valere la propria posizione sulle grandi questioni che riguardano gli interessi del Paese e dei cittadini. E così trova spiegazione, ad esempio, il fatto che su grandi questioni che riguardano direttamente la sicurezza e la sovranità nazionale si possa cedere alla tentazione di avvalersi di un sistema di telecomunicazioni, sia pure il più innovativo possibile, ma fornito da un privato, per di più straniero, e ormai anche uomo politico a tutti gli effetti. Alla luce di tutto ciò, appare evidente come gli Stati europei non possano concorrere con le grandi potenze in maniera disunita, senza un indirizzo comune che riguardi la sicurezza, l’economia, la politica estera, la politica energetica e i temi sociali: il sovranismo sbandierato dalle destre è una strada impercorribile e illusoria.
TORNARE A FAR POLITICA PER BATTERE LA DESTRA E APRIRE LE PORTE ALL’EUROPA SOCIALE
L’affermazione delle destre estremiste, la diffusione di nazionalismi e sovranismi, sono frutto di decenni di politiche sbagliate, che hanno allontanato le persone dalla politica e fatto perdere fiducia verso le istituzioni, e forse anche verso la democrazia così concepita. L’Europa negli anni scorsi, complice anche una narrativa sbagliata, è apparsa troppo spesso come una “tecnocrazia” affezionata ai conti e alle logiche di bilancio e lontana dai problemi della gente comune: è in questo vuoto che si è saldamente inserito il populismo di destra con ottimi risultati. L’ascesa incessante dell’estrema destra può essere arrestata solo con una vera sinistra: qualcuno ha suggerito che per vincere le elezioni la sinistra dovrebbe svoltare al centro, ma sarebbe il presupposto per l’ennesimo fallimento; è forse il centro a dover svoltare a sinistra.




