Piana del Sele, Eboli e Battipaglia: agricoltura e lavoro nero, vecchi Clan e nuove alleanze, la geografia delineata dalla DIA
Nel cuore fertile della Piana del Sele, tra distese di coltivazioni e allevamenti di bufale, si cela una realtà oscura fatta di sfruttamento, estorsioni e un’intensa attività criminale. La Relazione sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia nel 2024, recentemente presentata dal Ministro dell’Interno al Parlamento, offre un quadro allarmante delle infiltrazioni mafiose nei Comuni di Eboli, Battipaglia e nell’intera area agricola e zootecnica del salernitano.
Agricoltura e lavoro nero sotto scacco
Il tessuto produttivo della Piana del Sele, motore economico locale grazie alla produzione lattiero-casearia, è duramente colpito dallo sfruttamento del lavoro nero, con particolare riferimento alla manodopera straniera. Lo scorso 10 luglio, un’imponente operazione congiunta di Carabinieri e Guardia di Finanza ha portato all’emissione di 47 misure cautelari nei confronti di un’associazione per delinquere dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e al riciclaggio. Le indagini hanno rivelato l’esistenza di un sistema criminale radicato, che a partire dal 2020 ha lucrato sull’illegittimo utilizzo della procedura del “Click Day” per ottenere nulla osta al lavoro per cittadini extracomunitari, dietro pagamento di somme fino a 5.000 euro per ogni pratica. Professionisti, imprenditori e patronati sono finiti nel mirino degli inquirenti, con sequestri per circa 6 milioni di euro e legami emersi con il clan CESARANO di Castellammare di Stabia.
Un secondo filone investigativo, sviluppato a Eboli, ha portato il 28 ottobre all’arresto di 16 persone accusate di associazione per delinquere, truffa aggravata, devastazione e incendi. L’indagine, nata dopo l’incendio di una villa di proprietà di uno degli indagati, ha messo in luce un gruppo criminale che, con l’aiuto di imprenditori compiacenti, favoriva l’ingresso di lavoratori stranieri con pratiche false e contratti fittizi.
Camorra: vecchi clan, nuovi assetti
A Eboli riaffiora il nome del clan MAIALE, legato storicamente alle famiglie di Carmine Alfieri e Pasquale Galasso. Alcuni esponenti, dopo essere usciti dal programma di protezione o scontata la pena, sono tornati a delinquere, segno di una persistente vocazione criminale. Uno di loro, autore di numerosi omicidi, oggi risulta domiciliato in provincia di Latina.
A Battipaglia e nei centri limitrofi, il clan PECORARO-RENNA mantiene il controllo del territorio pur orfano dei leader storici. Le “nuove leve” puntano a garantire il sostegno economico alle famiglie dei detenuti e a presidiare attività come traffico di droga ed estorsioni. Si segnala la presenza di gruppi alleati, tra cui il clan MOGAVERO, attivo nel trasporto di ortofrutta, il gruppo BISOGNI, operativo a Bellizzi con estorsioni a danno di imprenditori, e il gruppo DI LASCIO di Acierno, specializzato nello spaccio.
L’alleanza DE FEO-PECORARO-RENNA
Un dato particolarmente significativo è l’inedita alleanza tra il clan DE FEO di Bellizzi e il clan PECORARO-RENNA. Superando una storica rivalità, i due sodalizi avrebbero stretto un patto nel nome del narcotraffico, istituendo perfino una “cassa comune” per la spartizione dei profitti. Il potere criminale del clan DE FEO è stato confermato da un’operazione del 6 giugno che ha smantellato una rete dedita allo sfruttamento della prostituzione, con interessi anche in attività commerciali sulla costa battipagliese.
Tra armi da guerra e minacce dal carcere
La pericolosità del clan PECORARO-RENNA è tornata alla ribalta il 13 settembre, quando a Battipaglia un affiliato è stato arrestato con un vero arsenale in casa: fucili, mine antiuomo, ordigni artigianali, spolette e munizioni. Poco dopo, il 18 ottobre, altri due esponenti del clan sono finiti in carcere per usura ed estorsione mafiosa. Nonostante fossero già detenuti, continuavano a intimidire le vittime usando cellulari introdotti illegalmente in carcere, per reclamare i crediti concessi in precedenza.
La relazione della DIA conferma quanto la Piana del Sele, dietro l’apparente tranquillità della sua economia rurale, sia oggi un territorio conteso da gruppi criminali strutturati, capaci di reinventarsi e stringere alleanze strategiche per il controllo di affari illeciti sempre più redditizi. Un contesto che impone uno sforzo straordinario da parte dello Stato per contrastare l’infiltrazione mafiosa e restituire legalità e giustizia a una terra di grande valore produttivo e umano.




