Un attentato dinamitardo e un agguato armato avvenuti a tre mesi di distanza ma legati da un filo investigativo comune: la DDA indaga su un intreccio di violenza e criminalità tra Castel San Giorgio e Mercato San Severino
Potrebbe essere giunta a un punto di svolta l’inchiesta sull’attentato che, nella notte del 10 marzo scorso, ha scosso il cuore istituzionale di Castel San Giorgio. Un ordigno esplosivo fu piazzato e fatto deflagrare davanti al municipio, provocando danni ingenti alla struttura pubblica e seminando il panico nel centro cittadino. A distanza di mesi, la Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno ha stretto il cerchio attorno a cinque sospettati, residenti tra Castel San Giorgio e Mercato San Severino, tutti ora formalmente indagati.
Le accuse sono pesanti: danneggiamento aggravato dal metodo mafioso, con l’aggravante di aver colpito un edificio simbolo dello Stato. A uno dei cinque è stato inoltre contestato il possesso illecito di un’arma da fuoco, che però non è ancora stata recuperata.
Nei giorni scorsi, i carabinieri del comando locale, affiancati dal Nucleo Operativo di Mercato San Severino e dal Comando Provinciale di Salerno, hanno effettuato una serie di perquisizioni domiciliari. In casa di un 31enne è stato trovato un quantitativo di marijuana pari a 200 grammi: è scattato l’arresto e l’uomo è stato posto ai domiciliari. L’udienza di convalida si terrà nelle prossime ore presso il Tribunale di Nocera Inferiore.

Le indagini sono ancora in pieno corso, alimentate da accertamenti tecnici, analisi delle immagini di videosorveglianza e riscontri investigativi. Fondamentale si è rivelato un video che mostra un uomo incappucciato, in sella a uno scooter, mentre piazza l’ordigno davanti al municipio.
Ma non finisce qui. La procura antimafia ha infatti aperto un secondo filone d’indagine: tre nuove persone sono finite sotto inchiesta per un tentato omicidio avvenuto a inizio giugno a Mercato San Severino. Secondo gli inquirenti, avrebbero teso un agguato armato contro un’auto su cui viaggiavano due degli indagati per l’attentato di marzo. Uno dei bersagli fu colpito e ferito.
Un intreccio pericoloso, fatto di vendette, regolamenti di conti e possibili ritorsioni, in cui i ruoli di indagati e vittime sembrano sovrapporsi. Due episodi distinti, ma connessi sullo sfondo di un tessuto criminale che potrebbe celare dinamiche ancora più complesse. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, resta aperta e in continua evoluzione.




