Tommaso Pellegrino lancia la sua corsa alle Regionali con Italia Viva. Sul tavolo temi cari al territorio e vecchi protagonisti della politica locale già in fermento per le comunali
AGROPOLI. Le campagne elettorali, ad Agropoli, hanno da sempre un sapore familiare: quello delle cene, dei pranzi e delle tavolate ben apparecchiate, dove più che i programmi contano le presenze e i brindisi. Ieri sera, è toccato all’Onorevole Tommaso Pellegrino inaugurare ufficialmente la sua corsa alle Regionali con Italia Viva, circondato da volti noti e qualche volto “nuovo”, affiancato dal coordinatore cittadino Eleodoro Di Nardo.
Sul tavolo i temi ci sono, ben elencati e con una discreta dose di concretezza: sostegno a turismo e agricoltura, lotta all’erosione costiera, valorizzazione del trasporto pubblico, scuole nei borghi, formazione legata all’enogastronomia, incentivi ai giovani e persino il rilancio dell’ospedale di Agropoli. Tutto molto bello, se non fosse che a parlare è anche chi, nel recente passato, ha fatto parte della maggioranza che ha accompagnato la lenta agonia dell’ex ospedale civile della città.
Il paradosso è tutto qui: rilanciare ciò che si è contribuito a spegnere. Ma la memoria corta è una piaga endemica della politica locale, e il Cilento – Agropoli in testa – ne conosce bene le conseguenze.
Quel che appare evidente è il sottotesto della serata: chi oggi sostiene Pellegrino potrà ambire a un posto in lista per le amministrative del 2027. Il classico anticipo di campagna, mascherato da progetto regionale. Le stesse figure che ieri applaudivano Franco Alfieri, poi si sono spostate su Coppola, e oggi brindano con Italia Viva, saranno probabilmente quelle che tra due anni vorranno insegnarci il senso di appartenenza e di responsabilità civica.
Il problema non è il mutare delle idee – legittimo e persino auspicabile – ma la totale mancanza di visione che accompagna certi spostamenti: non si tratta di crescita politica, ma di pura sopravvivenza elettorale. Un travaso costante da un contenitore all’altro, dove i programmi contano meno dei simboli da sfoggiare.
Nel frattempo, il cittadino osserva, forse disilluso, forse rassegnato. E intanto qualcuno, già stasera, starà prenotando il prossimo ristorante. Perché ad Agropoli, più che il confronto politico, resiste la tradizione della cena elettorale. E come ogni tradizione, si ripete uguale a sé stessa.


