Domani il voto su DUP e Bilancio 2026-2028. Settimana di trattative e tensioni nella maggioranza, numeri risicati. Pesce: «Se crisi deve essere, si arrivi alla sfiducia senza teatrini»
AGROPOLI. Il sindaco Roberto Mutalipassi sempre più sotto pressione alla vigilia del Consiglio comunale convocato per domani alle ore 16, quando l’aula sarà chiamata a votare il Documento unico di programmazione 2026-2028 e il Bilancio armonizzato 2026-2028, passaggi decisivi per la tenuta politica dell’amministrazione.
La settimana che precede il voto sarebbe stata segnata da contatti serrati, telefonate e interlocuzioni con i consiglieri ritenuti non allineati, nel tentativo di evitare sorprese in aula. Sul tavolo anche richieste di riequilibrio degli incarichi in Giunta avanzate da alcuni dissidenti, segnale evidente di una maggioranza tutt’altro che compatta.
Secondo le indiscrezioni, i voti favorevoli potrebbero fermarsi a nove consiglieri incluso il sindaco, numeri estremamente risicati che rendono incerto l’esito della seduta. Restano osservati speciali i consiglieri Comite e Santangelo, indicati tra i possibili elementi non allineati, il cui orientamento potrebbe risultare determinante.
Un eventuale voto contrario o un’assenza peserebbe in modo decisivo, aprendo la strada a una crisi politica che potrebbe mettere seriamente in difficoltà l’amministrazione Mutalipassi.
In questo clima interviene il consigliere di opposizione Raffaele Pesce, che ha commentato la vigilia del Consiglio puntando l’attenzione non solo sui numeri ma anche sul metodo politico.
«Domani alle 16 si riunirà il Consiglio comunale per discutere sul DUP 2026-2028 e sul Bilancio 2026-2028, gli atti politicamente più importanti per un’amministrazione. Eppure la pagina “Città di Agropoli” non fa alcun accenno alla seduta, non informando i cittadini.
In questi giorni si è detto di tutto: che voteranno tutti a favore, che qualcuno voterà contro, che alcuni consiglieri non ci saranno.
A me interessa poco questo clima enigmatico. Una crisi politica ha senso solo se nasce da divergenze sulla programmazione, non da richieste di maggiori spazi.
La conseguenza estrema è la mozione di sfiducia, motivata e leale, non le solite commedie del dentro e fuori a ridosso delle elezioni.
Io motiverò il mio voto contrario perché i documenti sono insoddisfacenti per la città e valuterò il comportamento della maggioranza per proporre una mozione di sfiducia, senza ulteriori teatrini».
Parole che arrivano mentre la maggioranza appare in affanno e con margini sempre più stretti. Il voto di domani potrebbe rappresentare uno snodo decisivo per il futuro amministrativo della città, con il rischio concreto che un equilibrio già fragile possa definitivamente rompersi in aula.




