Uno striscione davanti al Municipio accende i riflettori sulla protesta dell’avvocato Giuseppe Crescella, impegnato da due anni in una complessa vicenda legata al diritto di visita con la figlia
Una mattina qualunque, davanti al Municipio di Roccadaspide, uno striscione bianco con una scritta nera ha attirato l’attenzione dei passanti:
“Comune, uno dei tre organi di competenza, prenda una decisione in merito alla mia istanza urgente già del 14/10”.
Un messaggio secco, diretto, frutto della rabbia e della frustrazione di un padre che chiede soltanto di poter vedere sua figlia. Dietro quelle parole, infatti, c’è la storia di Giuseppe Crescella, avvocato, che da tempo combatte una lunga e dolorosa battaglia legale per difendere il proprio diritto di visita alla bambina di tre anni.
Dietro a quello striscione una separazione difficile, segnata da continui ostacoli burocratici e incomprensioni con il Servizio Sociale Territoriale (SST) di Roccadaspide, struttura che gestisce i rapporti tra i genitori separati e i figli minori. «Il Servizio Sociale di Roccadaspide mi ha tolto cinque ore al mese di visita con mia figlia – spiega – per mere questioni organizzative interne».
La riduzione delle visite
Dopo quasi due anni di incontri protetti all’interno della struttura del SST, lo scorso 30 settembre 2025 il giudice aveva stabilito un importante passo avanti: le visite potevano finalmente avvenire presso l’abitazione paterna, con un prolungamento degli incontri da un’ora e mezza a due ore e mezza ciascuno.
Ma quella che sembrava una vittoria per il padre si è presto trasformata in una nuova delusione. Secondo il suo racconto, il Servizio Sociale non avrebbe attivato il servizio domiciliare e, anzi, avrebbe chiesto al giudice di ridurre la durata delle visite a due ore, motivando la richiesta con “difficoltà organizzative” legate alla gestione interna del personale.
Il giudice, preso atto delle limitazioni, ha dovuto accogliere la richiesta, spiegando di non poter intervenire sull’organizzazione dei Servizi sociali, che restano enti ausiliari ma autonomi nella gestione delle proprie attività. Una decisione che Crescella giudica “sconcertante”: «Il loro compito – dice – dovrebbe essere quello di attuare i provvedimenti giudiziari, non di modificarli».
Un caso che solleva interrogativi
L’avvocato, non rassegnato, ha chiesto la sostituzione delle operatrici del Servizio Sociale, confidando in una decisione “solerte” da parte della responsabile. Ma il suo caso, sottolinea, sarebbe solo «la punta dell’iceberg».
Negli ultimi due anni, racconta, si sarebbero susseguiti numerosi episodi controversi: omissioni, conflitti di interesse, cambi di assistenti sociali non graditi a una delle parti e sospensioni degli incontri. Alcuni di questi episodi avrebbero già portato a sanzioni disciplinari nei confronti di operatrici del SST, tra cui ammonimenti già confermati.
“Lo faccio per mia figlia”
Crescella mostra con orgoglio un biglietto d’auguri che la figlia gli aveva dedicato per la festa del papà. È un simbolo, dice, dell’amore che lo spinge a non arrendersi. «Non riesco a comprendere – aggiunge – come una mia segnalazione disciplinare, presentata oltre un anno fa, risulti ancora sospesa, mentre un’altra è sparita nei meandri del Comune di Roccadaspide».
Il gesto di questa mattina, lo striscione davanti al Municipio, è dunque una richiesta d’ascolto. Un grido civile che racconta non solo la sofferenza di un padre, ma anche le difficoltà di un sistema di tutela minorile spesso ingabbiato nella burocrazia.
Dietro le carte bollate, resta il desiderio più umano e semplice: quello di un padre che vuole poter abbracciare sua figlia senza limiti imposti da inefficienze e ritardi amministrativi.




