Il Coordinamento dei Piccoli Comuni chiede una classificazione che tenga conto di isolamento e fragilità socio-economiche
Non è solo una questione di altitudine. La definizione di “montagna” in Italia potrebbe cambiare radicalmente e, con essa, l’accesso a risorse e misure di sostegno per decine di comunità dell’Appennino meridionale. È l’allarme lanciato da ANCI Campania e dal Coordinamento dei Piccoli Comuni, guidato da Stefano Pisani, che contesta i criteri previsti dalla recente Legge 131/2025 sulle zone montane.
Secondo il testo, sarà un decreto della Presidenza del Consiglio a stabilire la nuova classificazione dei Comuni montani, basata quasi esclusivamente su altitudine e pendenza. Una scelta che, sottolinea Pisani, rischia di ignorare le condizioni reali di isolamento e svantaggio di molti territori che non raggiungono grandi quote, ma vivono le stesse difficoltà delle comunità alpine.
Pisani parla chiaro: la montagna non si misura in metri, ma in condizioni di vita. «Se si applicano soglie altimetriche troppo elevate», osserva, «verrebbero tagliati fuori molti Comuni dell’Appennino meridionale, in particolare della Campania interna. Territori che già affrontano spopolamento, scarsa accessibilità e fragilità infrastrutturali. Sarebbe un paradosso: togliere risorse proprio a chi ne ha più bisogno».
Per ANCI Campania serve invece una classificazione più equilibrata, capace di tenere conto non solo della geografia fisica, ma anche di indicatori socio-economici e strutturali. L’associazione propone di mantenere la definizione consolidata di “Comune totalmente montano”, integrandola con parametri che riconoscano il grado di isolamento, la qualità dei collegamenti, la densità abitativa e la presenza di servizi essenziali.
«Non possiamo permettere che una legge nata per sostenere la montagna finisca per indebolirla dove è più fragile», ribadisce Pisani. «La montagna del Sud è fatta di comunità che custodiscono storia, cultura e identità. Non può essere sacrificata su una scala altimetrica».
Il Coordinamento chiede infine che il decreto venga elaborato con il pieno coinvolgimento delle autonomie locali e che le simulazioni sugli effetti della nuova classificazione siano rese pubbliche prima dell’approvazione definitiva, in nome della trasparenza e dell’equità territoriale.




