La struttura è gestita dalla “Hermes accoglienza” dopo un bando prefettizio, ecco alcuni dettagli sulla struttura
Poiché dall’amministrazione comunale di Agropoli non sono giunte informazioni in merito al centro di accoglienza attivato in località Moio, nonostante le interviste del sindaco, la redazione di Cilento Post si è attivata per approfondire e chiarire la natura e il funzionamento della struttura.
I fatti
A Moio, ad Agropoli, è operativo da alcuni giorni un centro di accoglienza per cittadini stranieri, gestito dalla società “Hermes accoglienza”. La struttura ospita attualmente 55 persone, in prevalenza giovani provenienti dal Bangladesh e, in misura minore, dall’Egitto, già presenti in Italia da mesi e spesso con un impiego nelle aziende della Piana del Sele.
Il centro si trova in un immobile di circa 750 metri quadrati, suddiviso in tre appartamenti con ingressi separati e 14 bagni complessivi. La capienza massima è di 75 ospiti, ma secondo la società non sarà raggiunta. L’edificio è stato acquistato all’asta da Hermes circa tre anni fa. L’attivazione del centro è avvenuta dopo la partecipazione dell’azienda a un bando della Prefettura.
Prima dell’apertura sono stati effettuati controlli da Prefettura, Asl, Vigili del Fuoco . Le verifiche hanno portato solo a prescrizioni minori e non sono emerse criticità rilevanti. La Polizia locale ha messo piede insieme al sindaco e al funzionario dell’ufficio tecnico solo dopo il nostro articolo.
All’interno della struttura sono previste attività di supporto linguistico, assistenza sanitaria e consulenza legale. I ragazzi accolti, di età compresa tra i 20 e i 22 anni, risultano motivati a mantenere una condizione regolare: una denuncia o un reato comporterebbero, infatti, la perdita dello status di accoglienza.
La dichiarazione
Hermes, in una nota: “Sono 10 anni che operiamo nel settore dell’accoglienza, abbiamo anche avuto un centro accoglienza di circa 80 persone quindi più grande ,per oltre 3 anni in località Mattine dove non c’è stato problema di alcun tipo. Attualmente i ragazzi accolti, sono già da mesi in Italia e non provengono dal centro accoglienza di Ascea, sono preoccupati di questo clima che si sta creando ma crediamo che con la giusta comunicazione con il territorio tutto si possa risolvere”.




