Una ricerca del San Raffaele ha studiato 234 persone appartenenti allo stesso albero genealogico: la comunità di Caposele ha contribuito con un lavoro unico di memoria collettiva, permettendo di individuare una mutazione del gene LMNA mai descritta prima
A Caposele una giovane donna ha raccontato al suo cardiologo una lunga scia di lutti improvvisi nella propria famiglia. Da quel dettaglio personale, emerso quasi per caso nel 2021, è partito uno degli studi genetici più approfonditi mai condotti in Italia su un’unica comunità, fino alla scoperta di una nuova mutazione legata alla morte improvvisa.
Nei tre anni successivi, oltre 200 residenti del piccolo comune in provincia di Avellino — poco più di 3.200 abitanti, al confine con la provincia di Salerno — sono diventati parte di un’indagine unica nel suo genere. Lo studio ha riguardato 234 persone appartenenti allo stesso albero genealogico, ricostruito con cura fino a un antenato nato nel 1689. La ricerca ha portato all’individuazione di una mutazione del gene LMNA, mai descritta prima.
Il progetto è stato condotto all’Ospedale San Raffaele di Milano da un team di genetisti, cardiologi e neurologi coordinati da Simone Sala, Stefano Previtali e Chiara Di Resta. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Journal of the American College of Cardiology Advances (JACC): Heart Failure.
Una mutazione mai vista
La mutazione identificata, denominata c.208, è di tipo autosomico dominante. Basta ereditarne una sola copia perché la malattia possa manifestarsi. Lo screening genetico e clinico ha rilevato la mutazione in 30 soggetti, pari al 12,8% del campione.
Secondo il San Raffaele, “Il 100% dei soggetti portatori della mutazione presenta anomalie cardiache, in molti casi non note all’anamnesi e quindi non trattate, e circa il 43% segni di coinvolgimento neuromuscolare”. In alcuni casi, “la diagnosi precoce ha consentito interventi tempestivi salvavita, come l’impianto di un defibrillatore o l’indicazione al trapianto di cuore”.
La storia della prima paziente ne è un esempio: sulla base dei sintomi e della lunga serie di decessi improvvisi nella sua famiglia, il dottor Sala ha sospettato una laminopatia, “un gruppo di patologie ereditarie rare, clinicamente eterogenee – spiega l’Osservatorio Malattie Rare – dovute a mutazioni del gene LMNA”.
Gli esami genetici eseguiti da Chiara Di Resta hanno confermato la diagnosi e rivelato una mutazione totalmente nuova. La paziente è stata sottoposta in via preventiva all’impianto di un defibrillatore. Solo pochi mesi dopo, un arresto cardiaco ha confermato drammaticamente la scelta.
L’apporto decisivo della memoria collettiva
La svolta è arrivata quando un secondo paziente, anch’egli di Caposele e con una storia familiare molto simile, si è presentato dal dottor Sala portando con sé un albero genealogico digitale con quasi 3.000 individui. Lo aveva realizzato insieme a un cugino, ricostruendo rami familiari per oltre tre secoli.
Grazie a quel lavoro, il team milanese ha potuto identificare con precisione i soggetti viventi potenzialmente portatori della mutazione. Le persone considerate a rischio sono state sottoposte a test genetici e, quando necessario, agli interventi clinici più opportuni.
Gli specialisti hanno definito l’esperienza un esempio emblematico di “citizen science”: “È stato l’incredibile lavoro di memoria collettiva dei Caposelesi – scrivono – a fornire la base per il tracciamento genetico. Famiglie intere si sono riunite per sottoporsi ai test, confrontarsi con i medici, comprendere rischi e opportunità di questa indagine”.
A Caposele la scienza ha potuto contare sulla collaborazione di un’intera comunità. Il risultato è una scoperta che apre nuove prospettive nello studio delle cardiomiopatie ereditarie e nella prevenzione della morte improvvisa.




